UN RE DIVERSO…

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Il vangelo ci presenta due re a confronto, Pilato e Gesù… Un confronto che ci porta a guardare in due modi diversi. Ci invita a guardare la realtà e leggerla secondo il modo di Pilato e di Gesù. Quando si parla di re si fa riferimento a un potere e a un regno: un modo di vivere determinato da questo potere.

C’è un re e un regno rappresentato da Pilato: è il modo di vivere che incarnare il potere inteso come forza per far prevalere se stessi. Anche oggi vediamo questo regno presente nella nostra realtà. Fare scelte guidate da una logica prettamente di interesse personale o di pochi, da compromessi, cercare i primi posti, privilegi. Interesse economico ad ogni livello a scapito delle persone, della qualità della vita, delle relazioni, dell’ambiente. Un regno dove dilaga la violenza a vari livelli e la paura: paura di perdere, di essere inferiori…

Qual è il potere di Gesù? E’ il potere di SEREVIRE, di colui che ha il potere, materno e creatore, di dare la vita in pienezza. E’ il potere della verità, lui con il suo modo di vivere ci mostra il volto di Dio e non viene meno. E’ un potere che non ha paura, non fa paura, anzi libera da ogni paura che ci insegna a dipendere solo da ciò che ami. Non spezza nessuno, spezza se stesso, non versa il sangue di nessuno, versa il suo sangue. “Il mio regno non è di questo mondo”. Con queste parole Gesù ci invita a cogliere che il suo potere porta un regno diverso da come noi siamo portati a vivere, o cercare.

“Venga il tuo regno”, cioè venga il modo di vivere determinato dal potere del servire. Chiediamo che in noi, nella nostre scelte si faccia sempre più forte la logica del servizio umile, di ricerca sincera della verità e giustizia. Di solidarietà fattiva, concreta con chi è nel bisogno. Impariamo a vedere che questo regno è già presente, e combatte con l’altra logica di violenza e oppressione. Riconoscere che Gesù è nostro re è compiere un atto di fiducia dove ci ritroviamo in questa logica del servire che dona vita, sapendo che è anche a caro prezzo, e le nostre scelte si fondano su questa logica del potere del servire. E’ una logica diversa da quella di tante persone oggi. Vedi la lettera di quel marito Francese Antoine Leiris “Venerdì sera avete rubato la vita di un essere eccezionale, l’amore della mia vita, la madre di mio figlio ma non avrete il mio odio. Non so chi siete e non voglio saperlo, siete delle anime morte. Se questo Dio per il quale vi uccidete ciecamente ci ha fatto a sua immagine, ogni proiettile nel corpo di mia moglie sarà stata una ferita nel suo cuore. Allora no, non vi farò questo regalo di odiarvi.”

Vale la pena spendere la vita affinché si realizzi questo regno: un mondo dove si vive la giustizia di Dio, la pace, la verità, l’attenzione ala persona, al creato. Dove si gode di una misericordia che rialza, apre le porte, dove si sperimenta la cura, la vicinanza nel bisogno, dove si gode dei doni della vita, dove il male, la chiusura non hanno l’ultima parola sulla vita, dove si accetta l’aiuto senza vergogna…

Con forza e convinzione ma anche desiderio grande chiediamo nel Padre nostro che venga il Tuo regno nella nostra vita e li dove viviamo, e venga presto attraverso di noi.

EGLI E’ VICINO…

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Il vangelo di oggi ci parla di sconvolgimenti forti, di sole oscurato, stelle che cadono… Immagini per dirci la fragilità della vita. Fragilità che può essere personale, una malattia, una disgrazia, la morte di una persona cara, una sconfitta dell’amore, un tradimento… Situazioni della vita che destabilizzano, che ci fanno perdere punti di riferimento, ma cha aprono anche domande, qual è il fine, il senso del nostro vivere, spenderci, fare sacrifici? Attenzione a non confondere con il dire che siamo alla fine del mondo… ma aprirci a chiederci qual è la meta della nostra vita, ciò che rimane.

LA META: egli è vicino, ci parla di un incontro, il dono più grande è imparare a sperimentare, a godere della presenza tenera e fedele di Dio nella nostra vita. Egli viene incontro.. vivere la nostra morte come, non la fine di tutto, ma come l’incontro definitivo, mai più soli, in comunione… Noi in questa vita stiamo imparando a vivere questa comunione, dentro le fragilità, i sconvolgimenti che dicevo prima, dentro le continue smentite…

Allora è importante a saper riconoscere i segni, avere un criterio per imparare a vedere e gustare la presenza di Dio oggi che diventa segno di speranza per l’incontro definitivo… Il primo: “Quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino”. Dove vedo un Dio vicino? Lo vedo dentro le relazioni, in tutti quei gesti di cura, vicinanza verso chi è nel bisogno, nella solitudine. In un ascolto che non giudica, da speranza, aiuta a capire i passi da compiere… Gesti che fanno rifiorire i germogli di vita nonostante le brinate o gli inverni rigidi che possono capitare. Impariamo a vedere e compiere i gesti che fanno rifiorire la vita anche quando sembra che non ne vale più la pena…

Il secondo segno la nostra FRAGILITA’, quanta fatica facciamo oggi a riconoscere e accettare la nostra fragilità. L’uomo è tanto fragile da avere sempre bisogno degli altri. Oggi ciò su cui si punta per contare nella vita è l’essere efficienti, utili, necessari. Quanto è difficile dire ho bisogno di te. Questa condizione però ci dice quanto importante è cercare e costruire legami che vanno a creare quella rete di relazioni che ci sostengono. Dio è dentro la nostra fragile ricerca di legami, viene attraverso le persone che amiamo. Abitiamo le nostre e altrui fragilità perché in quei legami che si creano impariamo a vedere i segni della presenza di Dio e ci aprano alla speranza dell’incontro definitivo con lui.

“Cieli e terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”. Ciò che resta sono questi legami di amore, i saggi che splendono come stelle nel cielo sono coloro che hanno capito ciò e sono segno di luce e speranza per noi.

VUOI ESSERE SANTO?

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Se chiediamo a qualcuno se vuole diventare santo ci sentiamo rispondere, ma scherzi, io santo così come sono, impossibile… Se chiediamo vuoi diventare felice, la risposta è certa, sì. Oggi nella festa dei santi ci sentiamo ripetere nel vangelo Beati, cioè felici coloro…

La questione della santità è una questione di FELICITA’, non è questione di essere perfetti, non avere peccati, non sbagliare... Desideriamo una vita bella, piena, felice secondo il vangelo? Quale felicità andiamo in cerca? Quella dell’apparire, dell’avere sempre di più, avere tutto sotto controllo, della doppiezza di vita…?

VUOI ESSERE SANTO? Ci scavi dentro questa domanda…

Alcuni passaggi per rafforzare questa fiducia nel vivere la santità.

LA SQUADRA DI DIO: i santi in virtù del battesimo fanno parte della squadra di Dio, sono amici e modelli (quali sono i nostri modelli?) di vita che ci dicono nella concretezza della vita che è possibile vivere la santità. Ognuno scelga il suo santo al quale affidarsi… Riscoprire la COMUNIONE DEI SANTI. Anche noi facciamo di questa squadra in virtù del battesimo. L’acqua santa ce lo ricorda, amati gratuitamente, ritornare a questa fonte primaria, sempre… Quale grande amore ci ha dato il padre per essere chiamati figli di Dio…

L’ALLENATORE: è lo Spirito Santo, ci aiuta a vivere in maniera concreta l’amore di Dio, è la concretezza e bellezza dei colori dell’autunno. Ci sono molteplici tonalità dell’amore. Ci vuole un allenatore che incita, indica la strada, la strategia per vincere, non dimentichiamo di invocare ogni giorno lo Spirito Santo.

IL CAMPIONATO: è la vita di tutti i giorni, nelle faccende quotidiane che tante volte ci sembrano le più banali. Invece lì in famiglia, lavoro, scuola, sport, tempo libero, impegno sociale, nell’amicizia, è vivere con passione La santità non consiste in una passione spenta, ma una passione convertita. Dio non è presente dove è assente il cuore. Fare le cose di ogni giorno con il cuore pieno di passione. Bello incontrare persone che vivono così la loro vita. Riconoscere la santità dentro le nostre case.

LA VITTORIA: vince, è felice chi vive l’amore secondo il Vangelo, nella via delle beatitudini. E’ vivere felici, beati. Beati i poveri e affamati di giustizia, cioè coloro che cercano la volontà di Dio, e riconoscono la povertà nello spirito che consiste nella consapevolezza che il vero bene viene solo da Dio come suo dono e di conseguenza diamo il giusto valore alle cose che possediamo senza attaccare il cuore.

Beati i misericordiosi e afflitti, riconoscere di aver ricevuto per grazia un cuore buono, che davanti alle necessità, le afflizioni degli altri non rimane indifferente, ma agisce. Beati i miti e costruttori di pace, coloro che resi forti interiormente dallo Spirito Santo, consapevoli di essere amati da Dio, affrontano la violenza con il mezzo più forte una bontà invincibile che non si lascia mai scoraggiare.

Beati i puri di cuore e perseguitati, coloro che non hanno un cuore doppio, sono ostinati nel proporsi la giustizia, onesti anche nelle piccole cose. Non cambiano traiettoria, quando per seguire Gesù devono pagare un prezzo di rinuncia, di sacrificio, persino di persecuzione.

BEATI, c’è un Dio che ha a cuore la nostra gioia, che dona vita a chi produce amore, che se uno si fa carico della felicità di qualcuno, il Padre si fa carico della sua felicità. Dio è anche felicità.

I PASSI VERSO LA SALVEZZA

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“Va la tua fede ti ha salvato” con queste parole si conclude l’incontro tra il cieco Bartimeo e Gesù. Un incontro che porta salvezza e guarigione dalla cecità, per merito della fede riposta in Gesù. Una salvezza che parte da una situazione di bisogno. La situazione del cieco richiama le nostre infermità, malattie, a volte del fisico altre interiori; in ogni caso ci fanno piombare in una situazione di mancanza, di perdita di autonomia, di bisogno, di chiusure a volte di emarginazione. Quante volte la fatica più grossa per chi vive nella malattia o nell’anzianità è l’essere da solo, sentirsi un peso, dover dipendere dagli altri… E’ l’immagine di Bartimeo, cieco, mendicante, solo lungo la strada. Quali sono i passaggi che il vangelo mette in luce per arrivare alla salvezza che passa attraverso la fede?

L’esperienza di Bartimeo ci mette in luce che la fede che porta alla salvezza si concretizza in un ORECCHIO CHE ASCOLTA. Sebbene fermo, lungo la strada Bartimeo è un uomo in ascolto, sente che sta passando Gesù. Anche se solo non è chiuso è in ascolto, è aperto a una novità. Questa novità si concretizza in Gesù e quando lo sente passare non fa finta di niente. Noi oggi siamo in ascolto di Gesù, si concretizza oggi in una disponibilità all’ascolto del suo Vangelo, riconosciamo che in lui c’è una parola di novità o facciamo finta di niente?

BOCCA CHE GRIDA: di fronte a Gesù che passa Bartimeo grida tutta la sua situazione, pietà dei miei occhi spenti, della mia situazione di emarginato… Bartimeo non si vergogna della sua situazione di bisognoso, la riconosce. Bartimeo ci insegna a imparare a gridare, a non vergognarci delle nostre miserie, dei nostri limiti, malattie, dei nostri bisogni; gridare la nostra sofferenza e dolore. La gente cerca di azzittirlo, perché è scomodo chi è nel bisogno, nella necessità. I poveri, i bisognosi disturbano ci richiamano la faccia oscura della vita, quello che non vorremmo vedere. Chiediamoci se non abbiamo il coraggio e l’umiltà di “gridare” le nostre necessità, o se a volte azzittiamo o non vogliamo sentire chi è nel bisogno.

MANI CHE SANNO GETTARE VIA E PIEDI CHE SI MUOVONO… La fede di Bartimeo fa fermare Gesù, egli non rimane indifferente, e lo chiama. Gesù non discrimina ma valorizza ogni persona. Bartimeo butta via tutte le sue vecchie sicurezze (mantello) e si alza, verbo tipico che esprime risurrezione e muove i sui passi verso Gesù. Cosa lo fa ripartire? Bartimeo guarisce grazie prima di tutto alla compassione di Gesù, nella sua voce che lo accarezza non lo fa sentire solo, perduto, scarto e peso della società. “Che cosa vuoi che io faccia per te?” In queste parole Bartimeo si sente preso sul serio, valorizzato, amato. Chiediamo anche noi di fronte a chi ci mostra vero interessamento e amore di buttar via le vecchie sicurezze di rischiare di muovere passi di libertà, di vita, ma anche di saperci accostare con vero interessamento a chi è nel bisogno.

OCCHI RINNOVATI. “Va la tua fede ti ha salvato”, la salvezza concerne una guarigione fisica, ma la oltrepassa nel senso che da dignità e speranza a chi è guarito. Avere uno sguardo rinnovato che la salvezza è sempre esperienza di incontro, che nasce da una fiducia nel compiere i passi sopra descritti. Dignità e speranza perché abbiamo ascoltato Gesù, dato voce alle nostre miserie, ci siamo messi in cammino perché c’è qualcuno che ci ama e si pone accanto a noi. Uno sguardo allora rinnovato verso noi stessi, quello che siamo e verso ogni situazione di povertà. Una fede che ci dona la salvezza e così ci fa diventare anche per gli altri strumento di salvezza.

DA PRIMO A SERVO…

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Mi colpisce quando arrivano pubblicità di diverso tipo, o vengono fatte delle proposte di cambiare contratti… che il tutto è sempre vantaggioso per te. E’ un vantaggio per me, per la tua vita, la tua casa, famiglia, azienda… Non che ciò sia sbagliato ma sotto emerge una logica che ritroviamo oggi anche nei discepoli, voler essere nei primi posti, essere tra i più grandi affianco a Gesù, essere al sicuro, si prenotano per così dire le prime poltrone. In un certo senso sono preoccupate del “per me”.

Bello perché Gesù non condanna questa richiesta, riconosce che dentro ciascuno di noi c’è una volontà di grandezza, il non accontentarsi, il cuore inquieto. Gesù non condanna questo “cercare un vantaggio per se”, non vuole gente incompiuta, sbiadita, scialba, ma persone fiorite, contente che vivono in pienezza. Per questo rilancia la persona, e di fronte all’indignazione degli altri discepoli (proviamo pensare quante volte può succedere a noi di provare invidia, o di pensare ma chi pensa di essere quello…?) offre un cammino di conversione: “chi vuole diventare grande tra voi sia vostro servitore”.

Gesù ci invita a fare una trasformazione: dal preoccuparci dal “per me” al preoccuparci “per voi”, un corpo dato per voi e non per me. Quante volte ci può essere il rischio anche di servire, di fare, ma spinti più perché siamo preoccupato del “me”, cioè di noi stessi: di fare bella figura, di trovare riconoscenza, stima, sicurezza. Magari corriamo a destra e a sinistra per avere tutto sotto controllo, per essere apposto. Per vivere il passaggio da primo a servo allora possiamo farlo solo se ci accostiamo come dice la seconda lettura “al trono della grazie per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati nel momento opportuno”. Chi è questo trono di Grazia? E’ Gesù: “non sono venuto per farmi servire ma per servire”. Gesù è venuto per essere servo. SERVO allora è il nome di Dio. Un Dio che non è padrone, giudice, ma servo e quindi non fa paura. Un Dio che in Gesù si mette a nostro servizio per liberare addossandosi le iniquità. La sua grandezza sta nel farsi vicino, ridurre le distanze, non si innalza, ma si abbassa per prendere parte delle nostre debolezze, assumerle, amare e darci così vita. Quel trono di grazie e riconoscere una fonte di amore gratuito che sgorga dal dono di Gesù, che in ogni eucaristia ci invita ad accogliere il suo dono per noi: questo è il mio corpo, sangue per VOI e per tutti.

La liberazione avviene quando una persona con gesti e parole ci fa sperimentare la gratuità dell’amore, ti apre alla relazione e alla condivisione che toglie dalla chiusura del peccato. Riscoprire allora che Dio per primo si mette ai nostri piedi, è importante saperne riconoscere i segni concreti. In questa settimana per me è stato bello e arricchente vedere come Dio ti serve, si prende cura attraverso le persone che ti pone affianco.

Solo così anche noi possiamo metterci ai piedi non dei potenti, o di chi ha i soldi, ma di chi è ultimo, il più bisognoso. Imparare a inchinarci davanti agli ultimi, o dentro quelle situazioni che ci troviamo a vivere. Questo genera un circolo virtuoso di vita, di ripartenza, rende presente e tangibile il volto di Dio. Imparare a chinarci e servire ogni frammento di vita.

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