“OGGI SARAI CON ME IN PARADISO”…

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Oggi festa di Cristo re del’universo… Quando pensiamo a un re, si pensa al potere da esercitare, a un trono a un regno…

Ci viene presentato Cristo che è re in croce… Quale è il potere che Cristo esercita dalla croce? Riconoscerlo re significa riconoscere a Gesù che ha un potere su di noi, che sottostiamo alla sua signoria su di noi.

Possiamo chiederci da quale potere ci facciamo guidare? Quale criterio ci guida nelle nostre scelte quotidiane? Dentro le diverse situazioni… facciamo alcuni esempi, dentro la prova la malattia ci guida il potere della paura, della disperazione. A volte è il potere della rabbia, dell’interesse personale, della forza che prevarica: salva te stesso e ti crederemo… Il potere di pensare negativamente di noi, di non essere all’altezza. Il potere di aver bisogno di sicurezze, certezze di essere guariti subito… pensiamo a tutti i tipi di terapia…

Dalla croce Gesù esercita il suo potere, dal quale anche noi dobbiamo lasciarci toccare, accogliere perché poi ci guidi e accompagni nella nostra vita. E’ il potere che non salva se stesso ma che da se stesso per gli altri. E’ il potere dell’oggi sarai con me in paradiso. Gesù in croce in quel dialogo con il ladrone e in quella risposta, oggi sarai con me in paradiso fa sperimentare la bellezza di Dio che accoglie ogni persona umana anche nella sua situazione di decadenza. L’uomo per Dio è sempre amabile anche se cade nel suo limite più basso. Sarai con me… è l’esperienza della comunione, l’essere accanto che fa sentire sicuri, accolti, protetti. Una presenza che ti fa cambiare, che ti riscatta, che ti fa ripartire.

Con me in paradiso, è la realtà dalla condivisone di vita, noi viviamo l’esperienza del paradiso già qui quando viviamo relazioni autentiche, sane, umane, di accoglienza e dono. Sarai con me… è il potere dell’abbraccio che Gesù con le braccia aperte rivolge a tutti.

Di fronte a questo potere cosa dobbiamo fare? Accoglierlo, Dio non ci chiede prima di fare, ma di accogliere questa gratuità in noi, questa apertura alla relazione piena che si fa dono/accoglienza e accoglienza/dono. Accogliere in noi questo potere perché diventi signore della nostra vita, diventi criterio che guida la nostra esistenza.

Il potere che mi guida allora non sarà la paura, la forza che sovrasta, l’immediatezza o l’apparenza che illude, ma la comunione che promuove, la condivisione che aiuta a vivere, il dare la vita che rigenera, il promuovere il bene e il bello che ci sono negli altri.

Alla fine di questo anno liturgico possiamo dire che il potere dell’amore crocifisso domina di più la nostra vita, orienta le nostre scelte? Oppure ci lasciamo guidare da altri poteri? E’ un potere per la vita nostra e per tutta l’umanità.

 

Le omelie si trovano anche sul sito della parrocchia di S. Ambrogio di Grion, ecco l'indirizzo:  www.parrocchiasantambrogiodigrion.it

DAVANTI A DIO A CUORE APERTO

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Il povero grida e il Signore lo ascolta.

Possiamo dire che è la sintesi del vangelo di oggi, dove Gesù ci pone davanti due personaggi, fariseo e pubblicano che ci mostrano due modi di vivere la preghiera e soprattutto due modi di concepire al relazione con Dio.

Guardiamoli. Due persone che davanti a Dio dicono il vero non si nascondono, uno dice il bene che fa, le sue opere, l’altro riconosce dove ha sbagliato.

Dove sta la differenza? Sta nel guardare, cioè da dove partono nel presentarsi davanti a Dio.

Il fariseo nel suo parlare dice Io, io ho fatto, io non sono… Parte dall’IO. Personifica l’uomo che non deve chiedere mai. Lui pone fiducia in ciò che fa, in se stesso ma nel senso che è chiuso in sé. La salvezza non è un dono che accolgo ma un premio per il bene fatto. E’ un mi faccio, mi salvo da solo. L’IO diventa metro di misura per se stesso, per Dio (ti ringrazio Dio, parole che rivolge a sé) e gli altri (c’è disprezzo per chi non è come lui). Forse siamo anche noi così, puntiamo nel fare per essere sicuri di essere salvi, di andare in paradiso…

Il pubblicano parte dal TU: “Dio abbi pietà di me peccatore”. Il pubblicano riconosce il suo io, che è mancante ma non rimane chiuso in se stesso (altrimenti non sarebbe mai andato al tempio, a Dio) e si apre al tu di Dio a quello che Dio può fare per lui. Non si concentra su quello che lui fa per Dio, ma su quello che Dio può fare per lui. Quel partire da se per aprirsi a Dio, sono un ladro è vero, ma non sono contento così, vorrei essere diverso, non ce la faccio, ma TU DIO DAMMI UNA MANO, perdona e aiuta. Il pubblicano è davanti a Dio a cuore aperto, non solo non si nasconde, ma riconosce ciò di cui ha bisogno, chiede, ammette di aver bisogno, non si chiude nella rassegnazione che è peccatore, un lontano. Il suo metro di misura non è l’IO ma Dio, e quello che lui può fare per lui. Abbiamo visto che Dio ascolta il grido del povero… “Non sarà condannato chi in lui si rifugia…”

Allora chiediamoci se nel nostro modo di vivere la fede siamo fermi all’IO, puntiamo su questo o se a partire dal nostro io, quello che siamo, ci apriamo con confidenza al tu di Dio. Imparare a dare del tu a Dio. Aprirsi alla misericordia di Dio, alla sua gratuità che sola può toccare il cuore e farlo ripartire. Ciò che ci giustifica, che ci rende giusti davanti a Dio è aprirsi a lui, fidarci, il fare viene dopo di questa fiducia.

Chi si esalta sarà umiliato: chi rimane chiuso in se sprofonderà nella sua solitudine. Chi si umilia sarà innalzato: chi sente il bisogno di cambiare e si apre al tu di Dio sperimenterà la salvezza, il cambiamento.

ALZO GLI OCCHI VERSO I MONTI…

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E’ bellissima questa espressione del salmo 120, quante volte l’ho pregata, ripetuta fino a farla mia, a farla diventare respiro… pregarla anche davanti alle cime dei monti…

E’ la bellezza della preghiera, non del dire le preghiera. E’ la vitalità della relazione con Dio, che nasce da dentro, nasce da una fiducia, da un cuore toccato dall’amore gratuito di Dio…

Come è la nostra preghiera? Siamo fermi a dire le preghiere o ci siamo aperti al pregare? A volte si può perdere questa relazione, per tanti motivi: una prova della vita, una malattia, un lutto… Altre volte la preghiera diventa una cosa meccanica da fare… Altre ci stanchiamo perché Dio sembra non ascoltare, sembra essere intento a fare altro…

Ci è di esempio questa vedova… la sua condizione di povera, di emarginata, rappresenta la categoria biblica dei senza difesa. Lei non si lascia schiacciare dalla situazione sfavorevole, neanche dalla ingiustizia la sua preghiera è un no gridato alla rassegnazione al “così vanno le cose”. Questa donna è insistente, non tanto nel chiedere ma nel fidarsi di Dio, che quel giudice prima o poi farà qualcosa per lei.

Allora ritornando alla nostra preghiera, alla relazione con Dio insistiamo di fidarci di Lui, che lui nel tempi e modi suoi che non sempre è facile comprendere e vedere ci risponderà prontamente. Non è così scontata la risposta di Dio, tante volte facciamo i conti con la realtà, se Dio è giusto per quale ragione trionfa l’ingiustizia nel mondo?

La risposta: “Alzo gli occhi verso i monti da dove mi verrà l’aiuto… io mio aiuto viene dal Signore… Non stancarsi di alzare gli occhi verso i monti rinnovando la fiducia nella promessa di Dio, lui non è indifferente al grido dell’uomo. Continuare a gridare la nostra richiesta che si trasforma in fiducia in Dio…

A volte si può essere stanchi di pregare, bella la prima lettura che di fronte alla stanchezza di Mosè ci sono affianco Aronne e Cur che lo sostenevano. Se si è stanchi c’è anche una comunità che ci sostiene, che prega per me e con me, è la preghiera di intercessione, fare da ponte tra Dio e la situazione, è il sostegno di una comunità che si sintonizza con il singolo e lo fa rientrare nel grande respiro comunitario della preghiera.

Ma il figlio dell’uomo quando tornerà troverà ancora la fede sulla terra?

C’è una canzone di Giovanotti che dice “ Mi fido di te… cosa sei disposto a perdere…” Mi fido di te Dio e continuo la mia preghiera e sono disposto a perdere la pretesa di costruirmi da solo le risposte, a darmi per vinto a mollare. Questa preghiera fiduciosa trasformi il nostro cuore i nostri occhi affinché sappiamo riconoscere le risposte di Dio, il suo regno che si realizza nonostante tutte le apparenti smentite.

IMPARARE A TORNARE INDIETRO…

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 Quante volte nella vita ci capita di tornare indietro? Si torna indietro perché si è dimenticato qualcosa, perché si ha sbagliato strada, perché si ha paura… Siamo mai tornati indietro per RINGRAZIARE?

Dei dieci lebbrosi guariti solo uno torna indietro a ringraziare, ed è questo tornare indietro che lo fa passare da guarito a salvato: “Alzati e va la tua fede ti ha salvato”.

Quando ringraziamo? Non è solo questione di buona educazione, ringrazio quando mi rendo conto di aver ricevuto qualcosa gratis, grazia… Ringrazio perché quella mia nuova condizione non è frutto si una mia conquista, ma è un dono ricevuto per pura benevolenza. Tutti possiamo trovarci in una situazione di aver bisogno, che facciamo i conti che non bastiamo a noi stessi, anche se vorremmo farci da soli, arrangiarci. A volte constatiamo nella vita che non sempre è così.

Quali sono i passi da compiere per passare dalla guarigione alla salvezza?

Il primo, gridare il nostro bisogno, la nostra condizione a Dio: “Dissero ad alta voce, Gesù maestro abbi pietà di noi”. A volte ci vergogniamo se abbiamo bisogno di aiuto, o degli altri, piuttosto mi arrangio… Chiedere aiuto non vergognarsi, non aver paura.

Secondo passo, partire. Di fronte a questo grido Gesù non rimane indifferente, offre una parola. Si fidano di questa parola e partono anche se non sono guariti. Si inizia a guarire non quando si raggiunge la meta ma quando si inizia a compiere il primo passo. Oggi Signore quale primo passo devo compiere?

Terzo passo, tornare indietro, la tua fede ti ha salvato. Nella guarigione si rimarginano le ferite, fai esperienza di salvezza quando riconosci il dono gratuito ricevuto, e che la sorgente di questo dono è Dio attraverso Gesù, oggi attraverso la comunità cristiana. La salvezza ti fa sperimentare che non sei solo, ti fa sperimentare la fedeltà di Dio per te.

La comunità cristiana, la chiesa deve essere luogo dove nelle relazioni si fa esperienza di salvezza. Un Dio vicino attraverso gesti concreti. Posso anche non guarire fisicamente, ma sperimentare la salvezza di un Dio che non mi abbandona mai neanche nel dolore e nella morte.

“La tua fede ti ha salvato” è la fiducia di tornare indietro, accorgersi del dono ricevuto, goderne e gioire. Dico grazie perché mi rendo conto che non posso o non sono in grado di contraccambiare, ma posso solo accogliere. Chiediamo questa fede che sa accogliere, e poi si manifesta in gesti concreti di cura di fronte ai bisogni e ai dolori dell’umanità.

AUMENTA IL NOSTRO SI’…

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Tutti nella vita ci siamo trovati in momenti dove si vorrebbe mollare, dire basta, ci troviamo messi alla prova dai fatti, sofferenza, dolore, malattie personali, o di persone a noi vicine. Oppure di fronte a qualcosa di grande che ci viene chiesto pensiamo non ce la faccio, è troppo per me, questa non mi doveva capitare è troppo… Un po’ come è successo ai discepoli, Gesù ha chiesto di perdonare fino a settanta volte sette. Impossibile… aumenta la nostra fede… Gesù non lo fa… Anche noi, o tante persone rischiano di perdere la fede di fronte alle prove della vita, oppure alle ingiustizie…

Cosa intendiamo per fede? E come trovare esaudita questa richiesta che accresca…

FEDE: chissà a cosa pensiamo, ciascuno provi a dare una definizione…abbandono cieco obbediente a Dio, disponibilità…se c’è fede non c’è la razionalità… La fede è la libera risposta dell’uomo, nostra che diamo quando abbiamo fatto esperienza della gratuità dell’amore di Dio che mi ha toccato il cuore. E’ come la risposta di due innamorati che si fidano di intraprendere un cammino. Una risposta libera, non per dovere, per tradizione, per precetto, perché ho sperimentato un amore ricevuto ew mi fido ridonando. La fede è una risposta libera di fare della nostra vita un dono, anche se ci troviamo di fronte molte volte a delle smentite, che non vale la pena.

Ne basta poca: un granellino, basta un fermasi e chiedere come stai interessato verso chi incontriamo, basta dire sì hai ragione qui ho sbagliato, ti chiedo perdono… Cose che sembrano impossibili, genitori risorgere dopo drammi atroci.. Basta poca, per continuare a rischiare sulla vita, sul prendersi cura e dare dignità alle persone e cambiare il corso degli eventi o della vita nostra o degli altri...

Accresci la nostra fede, accresci il nostro sì, il nostro fidarci di spenderci anche quando andiamo in perdita… Accresci la nostra fede per essere servi inutili, cioè che non cercano il proprio utile, non avanzano rivendicazioni o pretese… Ho fatto questo è giusto avere quest’altro… Quel di più è la gioia di vedere gelsi sradicati e piantiti in mare, cioè vite rifiorire, ripartire grazie a noi. L’utile è creare il bene dell’altro, perché noi per prima abbiamo sperimentato che ci ha fatto bene…

Aumenta Signore il nostro sì in forza del tuo sì totale donato a noi.

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