TITOLARI NELLA SQUADRA DI DIO…

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Nel vangelo di oggi Gesù coinvolge altri 72 discepoli per portare a tutti il regno di Dio… Una scelta che mi fa pensare ad una convocazione per una squadra di calcio, o all’esperienza fatta con i ragazzi in gommone, dove tutti erano chiamati ad essere protagonisti a svolgere il proprio compito… Guardiamo a questa squadra…

L’obiettivo della squadra di Dio, è annunciare il Regno di Dio. C’è una messe da raccogliere: portare la buona notizia del vangelo. Questa buona notizia è che Dio si è fatto vicino, è portare vita, cioè cura consolazione nutrimento. E’ l’immagine della mamma che allatta… La consolazione che deve portare la squadra di Dio è rendere concreto l’intervento di Dio che crea una nuova condizione di vita.

I giocatori chi sono? Siamo noi in forza del battesimo ricevuto, è la certezza della gratuità dell’amore di Dio che ci ha invaso, conquistato il cuore. Qui sentiamoci tutti coinvolti, nessuno in panchina, ma dentro le nostre realtà portare l’agire, la vicinanza la cura concreta di Dio per l’umanità.

Quale strategia?

La PREGHIERA, pregare perché tutti si sentano coinvolti, perché sentiamo la fiducia e la dignità che Dio ha per l’umanità, e questo ci spinga ad andare per annunciare.

ANDARE, è un uscire che nasce dalla preghiera, andare incontro alle realtà con la propria vita, non con la forza ma portando quello che si è…

ENTRARE, non correre via come l’acqua sull’asfalto, ma entrare significa condividere le situazioni, mi coinvolgo, le faccio mie per vedere cosa posso fare per cambiare qualcosa, per dare solo anche sollievo, sostenere…

DIRE, è importante annunciare con la parola e i fatti che Dio ti è vicino. Dire anche il bene che c’è nel mondo e fallo emergere… lì riconoscere il regno di Dio che cresce… In quella pace che porta un cristiano dentro le relazioni.

CURARE, la presenza di un cristiano è presenza che cura, è portare quella pace, dono del risorto dentro le relazioni. E’ curare quelle ferite date dall’orgoglio, dall’egoismo, dell’indifferenza…

RESTARE, è un prendersi a cuore le situazioni, rimango, sto vicino anche per tempo, non mi tiro indietro, ma ci sono, puoi contrare sulla mia presenza, perché la cura, la guarigione richiede tempo. Il restare è segno della fedeltà di Dio per l’umanità. E’ il far sentire sostenuti, a volte non si possono cambiare certe situazioni, ma si può aiutare a viverle…

La vittoria: rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nei cieli… è la gioia dell’anagrafe celeste, la gioia di vedere la vita rifiorire grazie anche al proprio contributo.

A PASSI DECISI…

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Il vangelo di oggi, dove Gesù è in cammino deciso verso Gerusalemme, mi ha fatto venire in mente l’uscita al campo cresimandi con quasi sessanta ragazzi per arrivare al rifugio Scarpa. Dopo poco tempo di cammino subito i lamenti per la fatica…

Vediamo quali condizioni e reazioni possono incontrare chi, come noi, si sforza di vivere il Vangelo, di portarlo nella quotidianità di ogni giorno.

Aver chiara la meta. Gesù è deciso verso Gerusalemme, lì si manifesterà nella croce l’apice dell’amore di Dio per noi. Noi abbiamo chiara la meta del nostro essere e viverci da cristiani? Cioè Gesù Cristo è buona notizia per me? Il vivere come Gesù ci indica ci ha toccato il cuore tanto da non aver paura di camminare per le strade per portare nella nostra carne il suo amore? Io con i ragazzi ero convito della bellezza dell’uscita del posto, per questo l’ho proposta e l’ho portata avanti…

Di fronte alla meta si può trovare chi la pensa diversamente, chi rifiuta… Quale la nostra reazione? Quella dei discepoli, eliminare il nemico, o presunto tale, oppure come Gesù rispettoso della libertà altrui si apre per ad altre strade. La buona notizia non distrugge, quando non viene accolta si apre ad altre vie per arrivare lì dove c’è necessità.

Poi per chi vuole portare la buona notizia deve mettersi nell’ottica delle volpi e degli uccelli del cielo, non tanto perché Gesù non avesse dove riposare il capo o delle amicizie, anzi… La sua esistenza nel portare il volto misericordioso del Padre andava incontro all’opposizione alle minacce del potere religioso e politico… Chi vuole vivere tranquillo e in pace nel proprio nido senza preoccupazioni o fatiche non può essere suo discepolo. Quante testimonianze incontro di giovani adulti che sono disposti a pagare di persona, a patire pur di non rinunciare a portare la buona notizia.

Altra reazione, lascia che i morti seppelliscano i loro morti… Una frase dura verso gli affetti più cari, non penso Gesù sia contro questi, ma rilancia tu annuncia il Regno, non fermarti all’esistente, al già visto, al già pensato… Aprirsi alla novità che porta il Vangelo, inventare modi nuovi, vicine alle persone per dire che Dio è vicino a loro.

Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio. Quante volte fatta una scelta abbiamo ripensamenti, oppure camminiamo ma con la faccia, il cuore volto all’indietro, magari guardando i propri sbagli, quello che si poteva fare e non è stato fatto, guardando le proprie incoerenze o fallimenti… Se sapevo che era così non iniziavo… lasciamo spazio al lamento e allo scoraggiamento. Gesù ci invita a guardare avanti con fiducia, quella fiducia posta nella buona notizia del Vangelo.

Con questa fiducia continuare a muovere i passi per portare il balsamo della misericordia là nei solchi di tante ferite nel mondo…

LA TUA FEDE TI HA SALVATO…

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Non so se nella nostra vita abbiamo mai fatto l’esperienza di essere salvati? Sei in una situazione di bisogno, sei perduto e accogli gratuitamente un gesto, una parola che cambia, salva la tua vita. E’ quanto succede a quella donna in casa di Simone il fariseo. Una donna peccatrice, una prostituta, quindi una donna persa… ma che ha il coraggio di rompere ogni schema, rompe la scorza del cuore e far uscire quella’amore che la abita.

Come avviene la salvezza? Mettiamo in luce alcuni passaggi.

E’ UNA QUESTIONE DI SGUARDI… Lo sguardo di Simone il fariseo parte dalla legge. Guarda quella donna sotto la lente della legge. La conclusione che trae è questa: “Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice.” Tradotto, è una persona fuori, da stare lontano, da eliminare. Se guardo me stesso o gli altri sotto la lente della legge saremo sempre fuori, sempre mancanti. Paolo ce lo ricorda che noi siamo resi giusti non per le opere della legge, ma per la fede in Gesù Cristo che ci ha amato e ha dato la vita per noi.

LA FEDE DELLA DONNA… Nonostante lei sappia di essere una peccatrice lei non si lascia bloccare dal peccato, del giudizio altrui, ma da voce al suo cuore, è dimostra con i gesti, con le lacrime, con le carezze e i baci il suo cuore che ama e che ha bisogno di essere amato. Rischia e si fida di amare convinta che Gesù la possa accogliere così com’è… E’ la stessa fiducia di quando ci accostiamo alla confessione ci fidiamo che il Padre ci accoglie ci ama così come siamo, senza nasconderci, riconoscendo la verità di noi. Il peccato ha la forza di farci dubitare di ciò che siamo, di bloccarci nella nostra capacità di amare.

LO SGUARDO DI GESU’ Non si ferma alla legge ma sa cogliere il cuore di quella donna attraverso i suoi gesti. E’ lo sguardo di chi usa cuore, testa e corpo. Gesù si lascia amare nel corpo, si lascia toccare dall’amore di quella donna e con la testa non giudica ma accoglie in profondità quella donna. Gesù non solo da affetto ma sa anche riceverlo e questo ci mostra il volto di Dio e dell’uomo. Questo modo di vedere ci dice che per Gesù il centro della nostra fede non sta nell’osservanza scrupolosa della legge (mi comporto bene quindi sono apposto), ma sta nel imparare a fidarci nel ricevere e restituire amore.

Paradossalmente Simone il fariseo, il giusto, è invece per Gesù una persona persa perché ha il cuore indurito, non ha bisogno di nessuno, basta a se stesso. Una fede basata sull’osservanza delle regole e non come risposta all’amore di Dio. La donna continua il suo cammino avendo fatto esperienza di salvezza: amore di cuore, testa, corpo accolto e donato Chiediamoci se abbiamo la fede di questa donna, se ci lasciamo incrociare dallo sguardo di Gesù.

UN DIO CHE RISOLLEVA

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Le letture di oggi ci portano dentro al realtà della fragilità, della sofferenza causata dalla morte. Una donna già vedova, quindi morta dentro negli affetti coniugali, ora piange il figlio, morta anche nel suo essere madre. Sembra quasi un accanirsi del male, della sofferenza dove ce ne è già tanta. Di fronte a tutto questo quante volte ci troviamo impotenti, incapaci di fare niente, di constatare la drammaticità della situazione.

Ma avviene un incontro, una coincidenza? La donna con il figlio morto esce dalla città, Gesù con un corteo di gente entra e c’è un incrociarsi di situazioni, un incontro che alla fine porta la donna ad riavere suo figlio vivo. Che cosa permette di risollevare la vita, di risorgere? Lo vediamo dal modo di fare di Gesù, ci sono cinque passaggi che portano alla vita.

VEDENDOLA, Gesù vede questa situazione di estremo dolore, e non rimane indifferente. Possiamo dire che il mondo è un immenso pianto, un fiume di lacrime, ma che rimane invisibile ha chi ha perso lo sguardo del cuore. Possiamo chiederci com’è il nostro VEDERE gli altri, le situazioni, ci scivolano via come l’acqua sull’asfalto, oppure ci toccano il cuore?

PRESO DA GRANDE COMPASSIONE: verbo che dice un sommovimento delle viscere, un sentimento che è la radice delle cure materne versoi bambini. Gesù si lascia toccare da questo dolore, da questa situazione di bisogno fino in profondità e si ferma. Non rimane un sentimento emotivo, Gesù poi gisce. Non c’è una richiesta della donna, non si sa se abbia fede, Gesù si ferma perché toccato nell’intimo da questo dolore. Quando ci fermiamo per qualcuno che soffre abbiamo già fatto tanto.

TOCCARE, Gesù si avvicina e tocca la bara, entra in contatto con la morte, diventa impuro per portare vita. Entrare in contatto, anche con il corpo con chi sta male, è far fare esperienza che non è solo. Toccare la morte per portare vita. Non tenere le distanze ma far sentire la presenza.

DICO A TE ALZATI, una parola che ridona vita, fa rialzare, rimettere in piedi, fa ripartire. Quanto è importante verso chi soffre dire una parola, sobria, semplice che nasce da un cuore toccato dal dolore altrui e fa rialzare, rivivere.

RESTITUIRE: Gesù restituisce il figlio alla madre. A Gesù importava ricreare una relazione che la morte aveva spezzato. La morte del figlio aveva relegato la donna nel deserto della solitudine e dell’inutilità. Con i suoi gesti e parole Gesù strappa la donna dall’abisso di morte e solitudine.

Ecco anche per noi, guardando a Gesù, l’invito, certo non il miracolo di far risorgere, ma quello di sostare accanto a chi soffre, non far finta di niente, fermarci, toccare per condividere le situazioni, rivolgere una parola di vita, lasciarci ferire da ogni ferita e portare il conforto umanissimo ma divino della compassione. Si può far così risorgere ancora molte persone dalla fossa della solitudine e della morte.

CORPO E SANGUE… VITA DONATA

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In questo periodo quanti tipi di feste ci sono in onore di vari cibi: festa dell’asparago, della fragola, del radicchio trevigiano, dei bisi… Festein onore di un prodotto… ma noi cristiani oggi festeggiamo non un prodotto ma un DONO, il corpo e sangue di Gesù donati per noi, per vivere. Guardiamo a questo dono perché anche noi possiamo a nostra volte diventare dono, nutrimento per gli altri per le necessità del mondo.

Gesù accoglie i bisognosi, insegna, guarisce… Orami è sera sono tanti, in un luogo deserto, c’è la necessità di far mangiare la folla… Richiamano le varie necessità della vita, i nostri bisogni, che possono essere i più diversi, fisici, ma anche interiori, spirituali… Vediamo i due modi di porsi dei discepoli e di Gesù.

Discepoli: congedano la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne… Congeda la folla, fa in modo che si arrangino, pensino loro per se stessi. I discepoli sono preoccupati per sé, sono anche realisti, non hanno grandi risorse, secondo loro… quindi che la folla si arrangi…

Gesù: “Voi stessi date loro da mangiare”. Gesù non allontana il problema, lo fa suo, non delega, ma coinvolge i discepoli. Li coinvolge aiutandoli a vedere quello che hanno, ai loro occhi è poco. Gesù ci coinvolge a vedere e considerare seriamente le risorse che abbiamo, tutti. Ci coinvolge spingendoci a condividere.

Una volta coinvolti guardiamo ai 5 verbi affinché possa continuare ad avvenire la condivisione: PRENDERE: prendere quei 5 panie due pesci è prendere sul serio la nostra vita, le nostre risorse e capacità, il nostro lavoro, non far finta che non ci sia. E’ dare DIGNITA’.

ALZARE: alzare gli occhi al cielo significa riconoscere che non siamo soli, ma che in quel prendere per donare c’è il Padre che si dona. Gesù non è il protagonista principale, ma attraverso di Lui il Padre si prende cura dell’umanità.

RECITARE: la preghiera di benedizione, è’ l’essere coinvolti con il Padre, chiedere il suo aiuto, forza. Lo sguardo le parole di Gesù portano i pani al cospetto di Dio, in questo modo si apre la sorgente del miracolo.

SPEZZARE: è il gesto del condividere, del non tenere per se, ma avere a cuore il bisogno dell’altro. Quanti modi ci sono di spezzare la propria vita, non è facile ma se mi nutro dell’eucaristia sono consapevole che passa un dono più grande nel mio spezzarmi.

DARE: è il verbo dell’amore, Dio ha tanto amato il mondo da dare suo figlio per noi. E’ la sorpresa che avviene, quel poco pane condiviso diventa sufficiente per tutti.

Questo gesto di Gesù è il segno di ciò che egli intende compiere per la salvezza di tutta l’umanità donando la sua carne e il suo sangue. Anche noi possiamo attuare questo dono attraverso questi passaggi, quando veniamo a messa offriamo quei pochi pani e due pesci che abbiamo per poi ricevere il pane spezzato dalle mani di Gesù per poi darlo a tutti.

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