FATTI A SUA IMMAGINE…

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Come disegnereste Dio? Una persona mi ha risposto come il nonno di Heidi, che da il senso che da forza, fermezza, sapere cosa fare, ma anche tenero, senso di responsabilità…C’è la tendenza a personificare Dio, anche se è una bella personificazione…

Gesù nel suo modo di vivere la relazione con il Padre ci mostra il volto di Dio Trinità: lo Spirito prenderà del mio e ve lo annuncerà… Tra Gesù è il Padre c’è un continuo scambio di comunione: il Padre si comunica, si mostra in Gesù e Gesù ci mostra il volto del padre, lo spirito ci riversa questa condivisione. Non è solo condivisone, ma anche legame stretto… In questo scambio di doni noi vediamo il volto della Trinità, non un circuito chiuso, ma un flusso aperto che riversa amore, verità, intelligenza…

Noi allora siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio, siamo fatti a somiglianza di quella comunione, del loro legame d’amore, a somiglianza della condivisione. Dove vediamo Dio? Alla fine della giornata possiamo anche non aver mai nominato Dio, mai averlo pregato, ma se ho creato dei legami, rafforzati chiedendo scusa, perdono, se ho procurato gioia sollievo a qualcuno condividendo una fatica, un dolore… Se ho portato il mio mattone per costruire comunione io ho fatto la più bella professione di fede nella Trinità.

Chi sono i veri atei? E’ chi non lavora per la comunione, non lavora per creare legami, per favorire la condivisone, chi attorno a sé crea il gelo, le distanze, chi si chiude e non lascia entrare l’altro. Chi non si mette in discussione per aprire strade di dialogo, incontro… Chi non entra nella danza della relazione non è ancora entrato in Dio.

Capiamo allora perché la solitudine ci pesa tanto e ci fa paura, perché siamo fatti per la comunione, per la relazione, e i tempi di solitudine personali sono importanti per vivere a pieno poi le relazioni. Capiamo anche che facciamo esperienza di Dio quando proviamo la gioia quando siamo con chi ci vuol bene, ci accoglie incondizionatamente, e allo stesso tempo accogliamo, questo da vita da forza e soprattutto ci fa essere a immagine della Trinità, ci realizza nella nostra vocazione.

In Dio Trinità tutto circola, è nella logica del dono e non del calcolo questo porta vita. Un persona chiusa, una chiesa chiusa, una comunità che non fa circolare muore è sfigurata nella sua bellezza di essere immagine della trinità.

IL VENTO DELLO SPIRITO…

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La festa di Pentecoste ci invita a ricordare il dono dello Spirito Santo. Una delle immagina della bibbia per parlare dello Spirito Santo è il VENTO.

Un aquilone senza vento non vola, non ha ragione di esistere…La bellezza dell’aquilone si gusta quando vola in cielo… così un cristiano senza Spirito Santo non vive e la sua bellezza si esprime quando si lascia guidare dallo Spirito Santo…            Chi è lo Spirito Santo e come agisce, come si fa a vedere?

Lo Spirito Santo è il frutto della comunione del tra il Padre e il Figlio, è ciò che nasce da una comunione, parlare, ascoltare, donare accogliere. E’ frutto dell’incontro.

Un vento che in diversi modi ci ha accompagnato durante il cammino. Allora lo Spirito Santo vento è FORZA, forza che spinge nel cammino. Forza che non ti fa sentire da solo. Abbiamo bisogno di questa forza che ci spingere a compiere un altro passo, a non mollare di fronte alle fatiche. Forza di fare delle scelte assumendosi le proprie responsabilità. E’ la forza dell’amore di stare vicino, di accompagnare la persona amata, di non abbandonarla, condividendo gioie e fatiche, delusioni e speranze.

Ricordo il vento durante la sera che faceva cantare i cespugli, ma che nel bel mezzo della notte ha spazzato via un esile poncho per ripararmi dalla pioggia. E’ l’esperienza della fragilità. Lo Spirito Santo vento ha la forza di purificare, di togliere ciò che non è solido, di farci andare all’essenziale, a ciò che conta davvero. Quante volte mettiamo le nostre sicurezze in ciò che è fragile, appariscente, ma che poi non ci da sicurezza. Lo Spirito Santo ha la forza di purificare, di farci fare verità di fronte a quelle maschere che a volte indossiamo per farci accogliere, per sembrare più amabili, più belli. Lo Spirito Santo ci fa scoprire la verità di essere amati sempre.

Che bello durante il cammino sentire il vento che soffia leggero e ristora, rinfresca dal caldo. Lo Spirito Santo è SOFFIO, ha la capacità di penetrare, di portare vita e illuminare. Come il vento leggero ristora, così lo Spirito Santo ha la capacità di portare vita dentro le situazioni di morte, di delusione, che sanno di chiuso e di fermo. A volte possiamo trovarci così durante il cammino, stanchi e demotivati per continuare. Invocare lo Spirito Santo è accogliere il soffio di vita in noi che si manifesta in una intuizione, in una nuova idea per ripartire. Il soffio ci suggerisce come continuare, ci ricorda (portare al cuore) il modo di fare di Gesù, quelle parole, gesti, atteggiamenti che generano vita per noi e per gli altri. Ci insegna modi nuovi per amare.

La festa di pentecoste è un invito a fare memoria di questo dono, ma anche di imparare a invocare lo Spirito Santo nella quotidianità della vita. Sicuramente il Padre ci donerà quel vento che è forza, che purifica, quel soffio che ristora, che illumina il cammino. Sta a noi invocarlo, e scoprire che come il vento del cammino ci accompagna così lo Spirito Santo di Dio non ci abbandona mai.

IL PASSAGGIO DEL TESTIMONE…

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In atletica quando si fa la gara di staffetta si assiste il passaggio del testimone, attesta che quell’atleta ha percorso un pezzo di pista poi tocca a chi lo riceve…

Nella festa di oggi assistiamo a una cosa analoga, Gesù che ascende in cielo, cioè che entra in maniera piena nella comunione con Dio, questo ci richiama la meta del nostro esistere e in questo momento ci passa il testimone, “Di questo voi siete testimoni”.Qual testimone ci passa? In quali modi? E poi cosa siamo chiamati a fare?

Il testimone che ci lascia è che Gesù con la sua vita ci ha mostrato il volto di Dio padre, la cura la passione per la vita, per ogni vita soprattutto la più debole, indifesa, bisognosa. Gesù con il suo modo di fare ha vinto il male, la morte, che sono le esperienze più forti di solitudine, di tristezza. Questo mettendo al centro l’altro, la volontà del padre, è la gioia, pur nella fatica che Gesù ha vissuto. “Amatevi gli uni gli altri, perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”. Gesù che ascende al Padre apre una fessura sull’oltre, su ciò che dura al di là del tramonto: sapere che il nostro spendersi non è inutile, ma sarà raccolto goccia a goccia e vissuto per sempre.

Gesù nel lasciare i suoi ci passa il testimone: riceverete forza dallo Spirito Santo, che scenderà su di voi, e mi sarete testimoni… Nei sacramenti Gesù ci passa il testimone. In particolare nel vivere e ricevere l’eucaristia Gesù ci lascia il testimone del suo amore incondizionato, fino alla fine. Eucaristia che non è un premio per i giusti ma un nutrimento per tutti, un rimedio per i nostri peccati. Mangiare la sua parola, il suo corpo ci rende capaci di amare come lui, di trovare la forza di spenderci come lui per portare vita nel mondo. Ecco l’importanza di nutrici, di partecipare alla messa perché diventa momento di nutrimento per il nostro cammino personale e famigliare. Partecipare diventa segno di fiducia che noi crediamo che la morte il male sono stati vinti e viviamo in questa prospettiva, quindi anche le nostre scelte poi sono dettate da questo, dal cercare di creare comunione, legami di sostegno e aiuto.

Allora noi ricevendo i sacramenti abbiamo il testimone, possediamo un evento, l’amore gratuito di Gesù, da mostrare e manifestare nelle nostre scelte. E’ in questo modo che gustiamo una presenza diversa di Gesù, non più fisica, ma concreta ugualmente nel corpo di Cristo che siamo come chiesa.

Pur nel distacco i discepoli provano grande gioia e lodano Dio, sì, perché nella chiesa fanno esperienza che Dio non li abbandona e li accompagna.

SIAMO CASA DI DIO…

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Due fidanzati quando fanno programmi di sposarsi cercano casa… progetto di costruire casa. Pensiamo la bellezza di una casa abitata, viva, oppure quando viene a mancare qualcuno si sente il vuoto, una casa vuota...

Possiamo chiederci: “Dove abita Dio?” Quale è la sua dimora tra noi? Noi solitamente diciamo che Dio abita nei cieli, in alto, nei luoghi sacri… Nel vangelo c’è ci dice: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”.

Da queste parole risulta chiaro che la casa di Dio siamo noi, prenderemo dimora presso di lui. Noi casa di Dio, quel volto di Dio che è comunione. Noi siamo casa di Dio quando abbiamo scoperto e viviamo che il primo posto nel vangelo non è la morale, cosa devo fare per essere bravo, per andare in paradiso, ma spetta alla fede: mi fido della parola di Gesù, è una storia d’amore un stringersi a Lui come fa il bambino in braccio alla mamma perché la riconosce fonte di vita, sicura presenza.

Siamo casa di Dio quando amiamo, cioè quando ascoltiamo e mettiamo in pratica la parola che Gesù ci indica, perché Gesù ci mostra il modo di fare di Dio. Questo ci porta a mettere al centro non gli interessi, il tornaconto personale, il lavoro sempre, ma la PERSONA, l’altro nella sua diversità, nelle sue necessità, nella sua bellezza di persona da accogliere e valorizzare. Diventiamo casa di Dio quando coltiviamo e curiamo le relazioni, è forte l’espressione del Papa alla catechesi: “Ignorare le sofferenze dell’uomo è ignorare Dio”.

In questo ci viene in aiuto lo Spirito Santo, che insegnerà e ci ricorderà tutto ciò che Gesù ci ha detto, ci ha mostrato nella sua vita. RICORDARE: cioè riportare al cuore per poi mettere in pratica.

INSEGNARE: imparare, inventare gesti nuovi di cura e attenzione. In questo modo la nostra vita diventa casa abitata, quando una persona è abitata è nella pace.

La pace che dona Gesù, non è la situazione dove non ci sono fatiche, delusioni, ma il dono di sentici ABITATI, quel sentirci abitati, che non siamo soli è frutto della comunione, dell’accogliere e dare. Per questo è importante invocare lo Spirito Santo perché ci aiuta a vivere quella logica i comunione dentro le diverse situazioni, ci stimola a prenderci cura delle persone, e così essere casa di Dio per l’umanità: Dio abbia pietà di noi e ci benedica, su di noi faccia splendere il suo volto.

IL GUSTO DELLA NOVITA’ NELLA QUOTIDIANITA’

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“Ecco, io faccio nuove tutte le cose”… Parole che possono risuonare un po’ assurde… Questa settimana ho incontrato i bambini di seconda elementare, dovevo parlare degli amici di Gesù, di come io da sacerdote sono amico di Gesù, apostolo… Mi ha colpito la domanda di un bambino: “Ma è difficile fare il prete?” La mia risposta: prima che difficile è bello, l’ho scelto perché sono contento.

Da dove nasce questo bello, questo essere contento? Ho chiesto ai bambini ma secondo voi cosa mi ha convinto di diventare amico di Gesù, di seguirlo? Hanno indovinato: l’essere amato, accolto, perdonato… E’ l’esperienza della gratuità dell’amore di Dio, fatta attraverso i sacramenti, attraverso le persone della comunità, dentro le relazioni. E’ aver fatto l’esperienza del comandamento che Gesù ci ha lasciato: vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Amarci come lui ci ha amato e così Gesù ci mostra la gloria di Dio: cioè con il suo modo di fare, di amarci ci fa vedere la spessa e pesante verità di Dio.

Questo incontro mi ha dato l’opportunità di guastare la novità del vangelo che mi ha conquistato il cuore: la certezza di essere amato sempre, anche quando no lo vedo, penso di non meritarlo, anche quando sbaglio. Questo mi ha convinto il cuore e mi ha dato la forza di fidarmi e di donare la vita… Gesù ci lascia questo comandamento perché sa che abbiamo ogni giorno bisogno di essere amati, sentirci amati, accolti, valorizzati…

Ce lo lascia anche dicendoci come: gli uni gli altri, in un rapporto di comunione, in un faccia a faccia a tu per tu. Nella reciprocità amore dato e ricevuto, ACCOGLIERE e DONARE queste sono le due dimensioni dell’amore. A volte è più facile dare che accogliere perché significa riconoscere di non bastare a noi stessi.

Amare COME ha fatto lui. Quel come sta anche per “dal momento che io vi ho amato” è l’esperienza di aver fatto il pieno. Ma sta anche come misura, amare con lo stile di Gesù. Lo stile della tenerezza combattiva, della fermezza, dell’accoglienza gratuità, del darsi anche se tradito…

Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri. Non basta essere credenti, dobbiamo essere anche credibili. Dio non si dimostra con un buon ragionamento, ma si mostra con il nostro comportamento.

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