ASCOLTARE, CONOSCERE E SEGUIRE…

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Le tappe di alcuni ragazzi della prima comunione, della comunione di maturità ci offrono l’opportunità di fermarci e guardare al nostro cammino di gregge che segue Cristo buon pastore. Mi ha colpito guardando un gregge passato nelle nostre zone, quando il pastore ha scaricato dal camion alcuni agnelli come subito essi hanno ritrovato la loro madre nel gregge ascoltando il belato… Che sintonia immediata, che comunione e intesa… E’ così anche la nostra relazione con Gesù buon pastore?

Nel vangelo Gesù attraverso tre verbi descrive le caratteristiche di questa relazione che porta alla comunione alla condivisione, all’intesa, al esperienza di non essere da soli…

ASCOLTARE: le mie pecore ascoltano la mia voce… Tante volte diciamo di parlare con Dio, specie magari quando ne abbiamo bisogno… ma Gesù parte dall’ascoltare la sua voce… Il cristiano è uno che ascolta la sua voce, cioè è capace di fare spazio, significa non viversi da soli o in autonomia… Quali voci ascoltiamo? Ascoltare la sua voce è ascoltare quella legge che ha messo dentro il nostro cuore e che tante, troppe volte soffochiamo, è la legge dell’amore, del credere al bene al bello che c’è in ognuno di noi, anche se può essere soffocato dalla paura, da ferite, o sofferenze….

CONOSCERE: e io le conosco… Non è una conoscenza intellettuale, razionale, ma è fare esperienza di essere conosciuti. Una conoscenza che nasce da una relazione, una relazione d’amore. Possiamo dire di conoscere Gesù perché ci siamo sentiti amati, compresi, accolti, recuperati, valorizzati? Abbiamo aiutato altri a conoscere Gesù? Abbiamo imparato a memoria Gesù o abbiamo fatto esperienza che attraverso le persone, la comunità, Lui ci ha toccato il cuore, ci ha conquistato il suo amore, la sua accoglienza, ci ha CONVINTO… e per questo possiamo dire che lo conosciamo e lui ci conosce…?

SEGUIRE: ed esse mi seguono… E’ un verbo di movimento, seguire il pastore non è mai una cosa scontata, statica, chiede fiducia. Chiede disponibilità ha lasciare le proprie certezze, modi di fare di pensare per seguire, per vivere in un certo senso una vita come la sua, diventando pastori, offrendo un parole una voce nei silenzi, portare vita. Non accettiamo di rimanere fermi, un gregge fermo muore, non ha più nutrimento, seguire per portare vita, per trovare vita. E’ un pastore che da la sua vita per le pecore e nessuno potrà strapparle dalle sue mani…

Ascoltare, conoscere e seguire crea una relazione così forte che ci fa sperimentare che non siamo soli, ci fa sperimentare la cura delle mani del pastore che AMA e non TRASCURA il gregge…

DA INCREDULI A CREDENTI…

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A una settimana dalla Pasqua avremo avuto motivi di essere increduli, di dubitare di Cristo risorto, che la morte è stata vinta. Magari abbiamo fatto i conti con i nostri limiti, peccati, ferite personali o di sofferenze a noi vicine… Magari siamo anche noi come i discepoli a porte chiuse, magari a due mandate… per paura… Increduli perché magari facciamo i conti con un Dio che di dice onnipotente… ma onnipotente non lo è secondo il nostro modo di vedere…

Venne Gesù a porte chiuse… entra pace a voi e dona lo Spirito Santo… A coloro a cui perdonerete i peccati saranno perdonati… Quali sono i passi da passare da increduli a credenti?

Il primo prendere consapevolezza del dono dello Spirito Santo che ci è stato fatto… E’ una potenzialità di vita che ci è stata donate e che giace li coperta dalla cenere… Lo Spirito Santo è fonte di vita, spinge a fare quei passi di vita, dice che l’esigenza prima di Dio è vita, è generare vita. Per vivere Dio ha bisogno di perdonare, di donare il suo amore: “Il suo amore è per sempre”…

Il secondo passaggio non aver paura di essere come Tommaso, condividere la fatica del credere, soprattutto quando i conti non tornano, soprattutto quando il Dio della vita sembra scomparso, e siamo immersi nelle tenebre, oppure siamo delusi dalla vita, dalle situazioni e ci viene voglia di mollare.

Terzo passaggio, Gesù ritorna e ci invita a mettere il dito, a guardare le sue ferite… Gesù accompagna con infinita pazienza la nostra fede piccola… ci aiuta a ricordare che la via della vita è passata attraverso anche la sofferenza… Lo paragono al fatto di imparare a dire di no al male, a saperlo riconoscere e prenderne le distanze…

Quarto passaggio: “Mio Signore e mio Dio” come Tommaso mi rituffo in quell’amore ricordato da quei segni, da quelle ferite. Un amore che sembra debole, solo perché disarmato. Un amore che accetta di soffrire e anche di perdere, pur di andare fino in fondo. E’ questo l’amore che ha voluto dimostrarci il Crocifisso. E Dio ci ha dimostrato quanto è forte questo amore: solo così si può cambiare veramente il modo.

Impariamo a vedere ancora questi segni di amore versato e rinnovare la nostra fede, Mio Signore e mio Dio.

I CONTI NON TORNANO

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Perché siamo qui in chiesa oggi? Perché i conti non tornano, la nostra fede inizia da un sepolcro vuoto. Nella storia umana manca un corpo per chiudere in pareggio il conto delle vittime, manca un corpo alla contabilità della morte.

E’ vero la morte, la sofferenza il buio hanno la capacità di paralizzare, di indebolire, scoraggiare… Sembra che il male del mondo sia vincente: il terrorismo, il cancro, la corruzione, il moltiplicarsi di muri, barriere e naufraghi, ingiustizie… L’abbiamo contemplato venerdì… magari tocchiamo ancora con mano il male..

Non per Maria Maddalena che al mattino presto, quando è ancora buio va al sepolcro e trova la sorpresa, il corpo di Gesù non c’è… “Perché cercate tra i morti colui che è vivo?” Pietro Giovanni entrano ma non trovano niente se non i segni di che hanno avvolto il corpo di Gesù.

Per vivere la pasqua bisogna mettersi in CAMMINO ma spinti dall’amore e fare i conti con questa sorpresa di un corpo che manca… I conti della morte sono in perdita, la morte non vincerà per sempre… E’ una breccia che si apre, è come quella piccola luce che illumina le tenebre… E’ l’immagine della natura che riprende a vivere… Il pianto della vite… Noi abbiamo bisogno di metterci in cammino perché quotidianamente ci viene da dubitare di questa vittoria della vita sulla morte… ecco perché ogni domenica celebriamo la pasqua… Ci viene da dubitare perché facciamo i conti con il male nostro e altrui… Ci ritroviamo perché egli è la Rissurezione… Giovanni entrò e vide e credette…

Possiamo essere qui oggi VEDERE ma senza credere… Vedere una bella celebrazione ma senza credere… Vedere e credere significa lasciarsi avvolgere dalla luce di Cristo, dalla forza della vita che non è imprigionata dalla morte, dal peccato ma sono stati vinti perché Gesù li ha condivisi in maniera unica nel dono di sé… Vedere i GERMOGLI DI VITA per non calpestarli, eliminare ma coltivarli… non è facile credere alla risurrezione, alla vita, siamo più abituati alla morte a ciò che non va.

Vedere e CREDERE significa allora ritornare e compiere quei gesti di vita: gesti di cura, attenzione agli ultimi, bisognosi, gesti di perdono, pazienza, accoglienza, gratitudine, generosità… i Gesti che Gesù ci ha testimoniato è che ci dicono che la vita ha vinto…

CORAGGIO di fare scelte di vita…

CONVERTIRSI ALLAGRATUITA’

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Il Vangelo parte da un fatto di violenza, da una disgrazia, che colpa avevano quei 18 uccisi dalla torre corollata, o le vittime degli attentati, i siriani, i cristiani in Nigeria, o i malati?

La risposta di Gesù è chiara, nessuna, smettetela di pensare e vivere la relazione con Dio e l’esistenza come un tribunale, mi è successo questo come castigo. Non c’è nessun rapporto tra colpa e disgrazia, tra peccato e malattia. Certo non è facile starci dentro quando si viene toccati in prima persona, quando una malattia dura per anni, ti mette alla prova, quando ti vien a mancare una persona cara in maniera ingiusta... A volte per trovare una spiegazione è più facile dare o darsi le colpe, oppure dare la colpa deresponsabilizza…

Con la sua risposta: “Se non vi convertite perirete tutti allo stesso modo”, Gesù ci invita a uscire dallo schema meritocratico e aprirci alla conversione. Convertirsi significa cambiare direzione, verso chi dobbiamo andare? Verso il Dio di Abramo, Isacco, Giacobbe, un Dio che non è insensibile alle necessità, alle situazioni di sofferenza dell’uomo, e si sporca le mani: “Sono sceso per liberare il mio popolo.” La mano di Dio non semina morte, non spreca la sua potenza in castighi.

La conversione che ci viene richiesta è di spostare lo sguardo dalla colpa, dai castighi per imparare a vedere come Dio si sporca le mani per noi. Ma anche riconoscere nelle logiche del mondo quello che non vanno e che causano morte e distruzione, quali la disonestà eretta a sistema di vivere, alla violenza del più forte, la prepotenza del più ricco. Dio nella sua gratuità non fa finta di niente e interviene attraverso Mosè per dimostrare il suo amore per il suo popolo. Convertirci a questo modo di fare di Dio, è l’atteggiamento di quel vignaiolo di fronte al fico che non porta frutto, lascialo ancora quest’anno, finché avrò zappato…

Ancora del tempo, ancora lavoro, ancora speranza, ancora possibilità di ripartenza, di maturazione, ancora inventare vie nuove affinché possiamo portare frutto, possa rifiorire la vita in quella relazione… Vedremo se porterà… è il miracolo della fiducia di Dio nei nostri confronti, che ama per primo, in anticipo, che si fida di quello che noi possiamo dare, anche se adesso è ancora a mani vuote. Convertirsi a questo Dio è fare esperienza prima di tutto di questa sua gratuità: Dio ama per primo, in perdita e senza condizioni. Diventa poi un portare frutto, sporcarci le mani per le realtà di bisogno, di sofferenza, che troviamo. E’ ridare un’altra possibilità, è saper attendere i tempi di altri, è inventare una soluzione nuova…

Benedici il Signore anima mia non dimenticare tanti suoi benefici.

E’ BELLO PER NOI…

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Abbiamo iniziato il cammino della quaresima non è facile. Lo possiamo paragonare ai nostri cammini, situazioni di vita, dove possiamo essere dentro un momento di fatica, di sconforto, non ci capiamo, non capiamo la persona che ci vive affianco, o la situazione dove siamo immersi… Siamo chiusi dentro i nostri pensieri e preoccupazioni…

Così per i discepoli, fanno fatica a capire il volto di Gesù, il suo essere messia, salvatore che passa per una via non di successo e grandezza ma per la strada della passione. E’ i questione il volto di Dio, di messia. Oggi può essere in questione anche per noi il volto di Dio che abbiamo: siamo in cammino seguendo un volto di Dio della tradizione, del si deve fare così…

Gesù coglie questa fatica dei discepoli e li porta con sé per offrire un segno di speranza, meglio di luce che può illuminare il cammino. Allo stesso modo Dio conduce fuori Abramo dalla tenda… Nella preghiera sul monte avviene un trasfigurazione, il suo volto cambiò d’aspetto… vesti sfolgoranti di luce. La preghiera il momento di intimità forte di Gesù con il Padre trasforma. Pregare cambia il cuore e diventi ciò che contempli, ascolti, ciò che ami.

Pietro è gli altri fanno esperienza di qualcosa di unico, di grande, di BELLO, E’ bello per noi essere qui. Le parole di Pietro trasmettono un’esperienza precisa: DIO E’ BELLO e vorrebbe che durasse per sempre. Da che cosa è data questa bellezza? Il volto bello di Dio ce lo mostra Gesù, in un lampo a Pietro è gli altri è dato di gustare la bellezza di Gesù che consiste nella sua capacità di CONDIVISIONE, di vicinanza vera attenta verso le situazioni di bisogno. Di non far sentire soli le persone, è la bellezza della FEDELTA’ dell’alleanza, mi impegno io con te. Di far ripartire chi è caduto, o paralizzato dal male. E’ la bellezza della gratuità dell’amore, della misericordia, di pensare vien nuove per il peccatore, per chi si ritiene fallito, è la bellezza del perdono, del dare forza e vita a chi non ne ha più… E’ la bellezza di Dio che da vita nei gesti di amore. Questa bellezza conquista, affascina e passa per la via della croce, del dono di sé in obbedienza al Padre…

Può far paura, come fare per viverla, ottenerla? “Questi è il Figlio mio l’eletto, ASCOLTATELO…. Ascoltare lui, diventa credere in lui nel percorrere la sua stessa strada nel dono di sé che porta vita e fa brillare la luce di Dio. Ascoltare è credere a ciò che lui ci suggerisce dentro percorrere il nostro cammino. Ascoltare significa guardare a lui per credere che quando ci troviamo nei momenti bui perché fedeli al dono di sé non molliamo, ma perseveriamo fino a vivere la trasfigurazione: manifestare il volto di Dio che Gesù ci ha mostrato.

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