LE TENTAZIONI FANNO PARTE DELLA VITA

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Abbiamo iniziato il cammino di quaresima mercoledì scorso, quando ci si mette in cammino si trovano sempre dei bivi. La prima domenica di quaresima ci presenta le tentazioni, che possiamo paragonare all’esperienza di trovarci ad un bivio, non è facile trovare la strada, fermarci e capire dove andare. Essere tentati è l’esperienza di tutti i giorni, non è vivere il peccato, ma ci viene offerta una strada diversa, nuova, che deve essere valutata. Proviamo a guardare questi bivi e come affrontarli.

Il primo bivio: “Se tu sei figlio di Dio dì che queste pietre diventino pane”. La prima tentazione riguarda noi stessi il rapporto con le cose, l’assolutizzare le cose da avere, il ridurre tutto a consumare subito. Noi siamo quello che consumiamo. Il male propone questa alternativa, questa prospettiva che invoglia, Gesù è consapevole dei propri bisogni, anche necessità fisiche, assume tutta la carne nella sua fragilità senza nessuna magia di trasformare le pietre in pane. E’ accettare la propria povertà ricordandoci che ciò che nutre è anche la relazione d’amore e cure che instauriamo.

Il secondo bivio “Ti darò tutto questo potere…” La seconda tentazione riguarda la relazione con gli altri e come si vuole instaurare tale relazione, su come si esercita il potere. Ti darò se tu mi darai… E’ il fascino terribile del RICATTO, affettivo, commerciale, relazionale, Se tu… allora io ti faccio… Proviamo pensare quanto forte e insinuata è questa prospettiva nella vita di ogni giorno. La risposta di Gesù, “Solo il tuo Dio adorerai” è la via della castità cioè la strada che ci insegna a crescere nel vivere legami liberi e responsabili nei confronti delle cose e delle persone, senza prostrazioni o ricatti, senza essere vittime o carnefici, senza promettere una cosa per averne in cambio un’altra, nella logica del servire.

Il terzo bivio “Se tu sei Figlio di Dio buttati giù…” La terza tentazione riguarda la relazione con Dio, vivere il rapporto con Dio da mercante, dammi, fammi, risolvimi i problemi, cercare il Dio dei miracoli, del bancomat delle grazie. “Non tenterai il Signore tuo Dio”, il male suggerisce di vivere la relazione con Dio da mercato, io ti do tu mi dai, invece Gesù si pone nella logica del figlio obbediente che si fida del Padre che ama per primo, ama in perdita, e ama senza contraccambio.

Questi sono i bivi che incontriamo ogni giorno. Come affrontarli? Affinare L’OLFATTO SPIRITUALE. Fermandoci, andando in profondità e chiamandole cose per nome, non fermarci all’immediato, all’apparenza. Prezioso il tempo del silenzio e preghiera con l’ascolto del Vangelo, perché ci indica la direzione. Potremo impegnarci in questo tempo a vivere queste opere di misericordia: consigliare chi è nel dubbio, ammonire chi pecca, insegnare a chi è ignorante. Potremmo vivere così anche la lotta contro le tentazioni. E’ una scelta continua che ci fa sperimentare la nostra libertà, anche la possibilità di perderci ma comunque di essere figlia amati.

LA DIREZIONE SCELTA DA DIO

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 Oggi siamo qui perché abbiamo accolto un invito? Se qualcuno ci invita a cene vuol dire che mi ritiene importante, ci pensa, ci tiene a me, vuole stare con me. Così è la messa domenicale, così Gesù che si reca in sinagoga, l’invito di Dio Padre che desidera stare con noi.

Una bella messa è quando vivo un incontro, sono coinvolto e mangio, ritorno nutrito vivo la condivisone. Il Signore oggi ci invita e con la sua parola ci indica la direzione che lui ha scelto e ce lo fa capire attraverso Gesù.

Due atteggiamenti che ci aiutano per l’incontro: ASCOLTARE e COMPIERE.

ASCOLTARE: fare spazio all’atro, alla sua parola nella nostra vita. Non è così scontato fare spazio, siamo pieni di tutto. Proviamo a fare un po’ di spazio… Lo Spirito del Signore è su di me mi ha mandato ai poveri, ai prigionieri, ai ciechi, agli oppressi. Dio ha scelto una strada quella degli ultimi, questa è la direzione se vogliamo renderlo presente, incontrarlo. Gesù con il suo modo di fare ci dice che è venuto per portare vita, per far rifiorire speranza, per ridare luce, per liberare da ciò che pesa. Gesù non è venuto portare i lontani a Dio, ma per portare Dio ai lontani.

Lo sguardo di Gesù si posa sulle povertà e i bisogni dell’uomo, non sui peccati e ciò che non va. La buona notizia che Gesù è venuto a portare è che Dio è per l’uomo, mette la creatura al centro e dimentica se stesso per lui. Un Dio sempre in favore dell’uomo e mai contro l’uomo. Questo ci aiuta a capire che ho scelta fatta in favore dell’uomo è rendere presente il volto di Dio.

Dopo l’ascolto la spiegazione: oggi si è compiuta questa parola. Gesù realizza fa la parola ascoltata con gesti concreti. Pensiamo ai gesti di liberazione che possiamo compiere, liberare da un senso di colpa, donare luce consigliando qualcuno o solo ascoltando. Abbiamo capito la direzione, allora è sufficiente con le nostre scelte compiere quello che è nelle nostre possibilità, liberare, sollevare, alleviare, far ripartire…

Oggi si compie, non domani ne ieri, OGGI quello che posso fare lo faccio, lo dico, domani potrebbe essere troppo tardi. Attraverso Gesù Dio ci ha mostrato la direzione che ha preso… a noi oggi compiere quei passi per realizzarla. Questa parola ascoltata ci costruisce come comunità, corpo di Cristo ciascuno secondo la propria parte, ci rende testimoni e strumenti di liberazione e salvezza per tutti.

SARAI CHIAMATA CON UN NOME NUOVO…

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Più di qualcuno in questa settimana è venuto a chiedere la propria data di Battesimo… Un segno che mi ha fatto pensare, cerchiamo solo una data, per il verbo magari abbinato, oppure può diventare anche l’opportunità di scoprire in nostro nome nuovo?

Certo ciascuno di noi ha un nome, ma con il battesimo non saremmo più chiamati abbandonati, o devastati… A volte è la condizione di vita che ci troviamo a vivere, l’abbandono, la solitudine, la nostra terra (vita) devastata da tanti motivi. Con il battesimo abbiamo un nome nuovo oltre al nostro: sarai chiamata mia gioia, e la tua terra sposata. Mai più da soli, abbandonati ma sposati. E’ anche quello che Gesù ha voluto farci capire durante le nozze a Cana. Il segno forte è la festa di nozze che Gesù con il suo intervento impedisce di far finire male. Perché salva una festa di nozze? Gesù per parlare del rapporto tra Dio e l’uomo usa l’immagine delle nozze. Tra Dio è l’uomo corre un rapporto nuziale. Con tutta la sua bellezza che parla di amore, festa, dono, eccesso, gioia. Per capire come vivere la relazione con Dio noi dobbiamo guardare a come vivono, si amano due sposi, guardare alla loro scelta, alla loro promessa di essere fedeli sempre, nella gioia e nel dolore nella salute e nella malattia… aperto alla vita.

Gesù è lì alla festa e nel suo gesto dice quanto crede all’amore umano, noi ci crediamo? Lo prende da esempio per dirci il legame da vivere con Dio. Il mio nome è sposato/a, in Gesù Dio desidera sposare la mia vita, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, amarti onorarti tutti i giorni della mia vita. Questo è il nostro nome nuovo, sposati, mia gioia. Dio gioisce di stare di essere con te.., questo ce lo dimostra attraverso Gesù.

Succede che non c’è più vino. Il vino è il simbolo dell’amore felice tra uomo e donna, tra l’uomo è Dio. Può succedere per tanti motivi, è importante prenderne consapevolezza, magari per stanchezza, quando non si cura la condivisone, l’attenzione all’altro. Quando si fanno le cose perché si devono fare, si ripetono senza passione, entusiasmo. Quando ci si lascia prendere dai dubbi, dalle delusioni… Può mancare il vino anche nella nostra vita di fede, nella relazione con Dio. Maria donna attenta alle situazioni si fa portavoce a Gesù di questa mancanza.

Qualsiasi cosa vi dica fatela… Avere Gesù alla festa e fidarci di fare il suo Vangelo, di mettere in pratica la sua parola per far ritornare la vita, la festa, la gioia. Fidarci di mettere in pratica la sua parola. Fidarci perché Gesù con il gesto del vino parte da ciò che abbiamo bisogno per vivere. Il vangelo ci parla della gratuità che porta vita. Fidarci per vivere il nostro nome nuovo. Mi ha colpito una famiglia di immigrati che ha chiesto di essere battezzata. Riscoprire e gustare il nostro nome nuovo perché poi ciascuno di noi possa manifestare quel volto di Dio per il bene comune.

NON SOLO UNA DICHIARAZIONE D’AMORE…

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Nella festa di oggi del battesimo assistiamo non solo ad una dichiarazione di amore del Padre verso Gesù e verso ciascuno di noi, ma anche l’inizio di una vita nuova.

BATTESIMO significa immersione. Come si realizza questa vita nuova?

Nel battesimo di Gesù per primo è lui che si immerge nella nostra condizione umana. Gesù ricevuto anche lui il Battesimo… Anche Gesù è in fila con i peccatori, come le persone qualsiasi. Questo ci dice come Dio nel battesimo di Gesù ha voluto togliere le distanze, farsi vicino, intimo ad ognuno di noi per condividere la nostra situazione, per dirci non sei solo, non sei perduto, irrecuperabile.

E’ in questo modo di fare di Gesù che il Padre lo conferma con queste parole: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento” In questo modo di fare il Padre dice a Gesù ti riconosco mio figlio, sei parte di me, parli di me con il tuo modo di essere.Sei amato, per prima cosa sei amato, non devi fare per guadagnarti l’amore, ma riconoscere una gratuità prima che ti precede. Sei mio compiacimento, nel tuo modo di essere mi piaci mi dai gioia, guardando te vedo me.

Con il Battesimo che noi abbiamo ricevuto avviene che noi siamo immersi in tutto questo, immersi in Dio nel suo amore gratuito che Gesù ci ha donato. Egli ci ha salvati per la sua misericordia… giustificati per la sua grazia, diventassimo, nella speranza eredi della vita eterna.

Quella che Dio Padre fa a Gesù non è solo una dichiarazione d’amore ma anche una realtà che abbiamo ricevuto nel battesimo nostro: salvati gratuitamente, amati per primi, salvati per la sua misericordia…

QUANTA CONSAPEVOLEZZA abbiamo di tutto ciò? Le parole del Padre a Gesù, sono parole rivolte anche a noi ogni volta che viviamo come Gesù ci ha mostrato. Tu sei mio figlio, frammenti di Dio nel mondo, abbiamo Dio nel sangue. Amato: prima di ogni azione, di ogni merito, tu sei amato. Mio compiacimento: tu figlio mi piaci, ti guardo e sono felice.

COME CAMBIA LA NOSTRA VITA a partire da questo? La prima esperienza di fede è sentirsi tranquilli abbandonati e senza timore nelle braccia di Dio come sperimenta un bambino nelle braccia dei genitori.

IL BISOGNO DI UNA FAMIGLIA

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Da poco abbiamo celebrato il Natale, Dio che si fa carne, uomo e ha bisogno di una famiglia. Ha scelto la via più normale, più semplice per manifestarsi, per entrare nel mondo. Questo ci porto oggi a guardare le nostre famiglie sotto questa luce, una famiglia dove c’è una mamma e un papà, per riscoprire il mistero, la dignità dei gesti che si vivono tra le mura di casa, e poi in comunità. Guardiamo alle nostre famiglie nelle situazioni più diverse… senza giudicare ma per riconoscere che Dio ha scelto questa carne famigliare per crescere…

Guardiamo alle famiglie proposte dalle letture, Anna ed Elkanà genitori di Samuele, lei per anni sterile ( considerata maledetta da Dio), avuto il figlio in tarda età, Samuele: al Signore l’ho richiesto. Lo riconosce come dono di Dio. La lettura ci racconta come Anna attende il giorno nel quale il figlio cresciuto lo condurrà nel luogo sacro per vedere il volto del Signore. Famiglie che nelle loro relazioni aiutano i figli a vedere il volto di Dio, sanno riconoscere che il figlio che cresce possa essere aiutato a esprimere in lui il volto di Dio, trovare la sua vocazione.

Maria e Giuseppe un’altra famiglia, direi non perfetta, perdono Gesù al tempio, ritornano e non si capiscono, perché ci hai fatto questo…quante volte lo diciamo come genitori… Devo occuparmi delle cose del Padre mio… Un quadro di famiglia IN CRISI… penso che anche tra Giuseppe e Maria non sia stato facile, avere una linea comune, capire il proprio figlio… Giuseppe che si sente dire da Gesù devo occuparmi delle cose del Padre mio… E lui chi è, cosa sta facendo in sacrifici, lavoro, per assicurare la vita alla famiglia.

Dio ha scelto questa strada per incarnarsi… stiamo dentro alle nostre famiglie così come sono, per accogliere la situazione che stanno vivendo, per riconoscere come il Signore ci abita… Chiederci come viviamo nelle nostre famiglie i furori programma, i cambiamenti, un figlio che cresce e comincia ad avere la sua autonomia, a stare di fronte da adulto e non è come l’avremmo pensato? Come un momento di crisi, una malattia, un lutto, un non capirci tra marito e moglie… c’è il rischio che di fronte alle fatiche scenda il gelo, la chiusura, il ciascuno per la propria parte…

Ma se Dio in Gesù ha scelta una famiglia per crescere e manifestarsi, a noi il compito che le nostre famiglie dentro le diverse situazioni, anche le più drammatiche diventino sempre laboratorio di CONDIVISONE, aiuto sostegno, cura e valorizzazione di tutti.

Maria serbava tutte queste cose nel suo cuore, cercava di metterle insieme, non aveva tutto chiaro, ma cercava di metterle insieme alla luce di Dio. Gesù scende con i sui e vive trent’anni dentro una famiglia, nel nascondimento della quotidianità impara a diventare figlio di Dio…

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