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		<title>Una finestra sul Don</title>
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				<item>
			<title>GESU&#8217; VITE VERA. UNITI A LUI PER UNA VITA VERA</title>
			<link>http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/index.php?p=176&amp;more=1&amp;c=1&amp;tb=1&amp;pb=1</link>
			<pubDate>Tue, 08 May 2012 22:12:09 +0000</pubDate>			<dc:creator>don federico</dc:creator>
			<category domain="main">Riflessioni</category>			<guid isPermaLink="false">176@http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/</guid>
						<description>&lt;p&gt;Rimango colpito e affascinato guardando l&amp;#8217;esplosione di vita durante la primavera. Hanno in s&amp;#233; un potenziale di vita che automaticamente quando ci sono le condizioni climatiche giuste si manifesta in tutta la sua grandezza e bellezza. Il fiore non pu&amp;#242; fare a meno di sbocciare e si apre, rischia di essere calpestato, mangiato da un animale, nonostante ci&amp;#242; rischia, si apre per donare la sua bellezza.  Cos&amp;#236; le piante da frutto partono con il loro ciclo biologico per portare frutti, vita, cibo. E&amp;#8217; una logica che hanno dentro della quale non possono venir meno.&lt;br /&gt;
&amp;#8220;Io sono la vite vera&amp;#8221;. Ges&amp;#249; si paragona a una pianta che porta frutto. Scopo della vita per un cristiano &amp;#232; portare frutto. E noi siamo parte di questa vite, ne siamo i tralci. Parte di una pianta che porta frutto, se ci ascoltiamo in profondit&amp;#224; &amp;#232; una necessita vitale anche per noi portare frutti nella nostra vita. Siamo fatti per portare luce, calore, vita, portare frutti: amare con i fatti e nella verit&amp;#224; (seconda lettura). &lt;br /&gt;
Ges&amp;#249; si rif&amp;#224; alla logica della natura: una pianta riceve acqua, nutrimento dal terreno, luce, calore e tutto ci&amp;#242; lo trasforma per portare, frutti buoni. Cos&amp;#236; &amp;#232; per Ges&amp;#249;, egli riceve l&amp;#8217;amore del Padre, &amp;#232; in ascolto costante della sua parola, della sua volont&amp;#224; per offrire quest&amp;#8217;amore all&amp;#8217;umanit&amp;#224;. Questa &amp;#232; la vite vera: una vite che da frutti buoni. Una vita vera &amp;#232; una vita che porta frutto.&lt;br /&gt;
Noi siamo parte di questa vite, ne siamo i tralci, parte pi&amp;#249; preziosa perch&amp;#233; in essi il frutto matura. Partecipiamo della stessa linfa di vita di Ges&amp;#249;. Il primo passo &amp;#232; ricordarci che lui &amp;#232; in noi e noi in lui. Non dobbiamo inventare, guadagnare niente, ma solo prendere consapevolezza e credere che in noi ci sia una forza e un&amp;#8217;energia di vita che &amp;#232; la stessa di Dio Padre e alla quale possiamo attingere. Per mezzo dello Spirito Santo abbiamo in noi la capacit&amp;#224; di amare che Ges&amp;#249; ci ha dimostrato. RIMANERE: Ges&amp;#249; lo ripete pi&amp;#249; volte. Rimanere che significa far memoria di questo dono, non essere soli, in noi scorre la linfa di Dio. Significa abitare che si fa ascolto della sua parola, ma anche riposare in lui, certi di questa fonte continua. &lt;br /&gt;
Come ogni vite che si rispetti c&amp;#8217;&amp;#232; un agricoltore che si prende cura, &amp;#232; il Padre che sapientemente provvede a quelle potature (purificazioni) necessarie affinch&amp;#233; la vite porti frutto. Nessuna vite sofferente porta buoni frutti. Una purificazione del superfluo affinch&amp;#233; ci sia bellezza di frutti. Il Padre sa quali sono le purificazioni di cui abbiamo bisogno, anche se esse costano fatica, chiediamo la forza di viverle.&lt;br /&gt;
Oltre la necessit&amp;#224; di una purificazione c&amp;#8217;&amp;#232; la necessit&amp;#224; di rimanere: il tralcio staccato dalla pianta muore, si secca. Rispecchia le diverse chiusure, pretese di fare da soli, di bastare a se stessi, di alzare muri, difese ingiustificate nei confronti di chi vuole offrirci una linfa di vita. Il solo destino sar&amp;#224; diventare un tralcio secco, sterile. La preoccupazione primaria per un cristiano, non &amp;#232; quella di non sbagliare ma fare di tutto per rimanere aperto attaccato alla vite per far accogliere la linfa di vita e portare frutto. Solo se siamo piante sane e gioiose, portiamo frutti di vita. &lt;br /&gt;
&amp;#8220;Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi chiedete quel che volete e vi sar&amp;#224; fatto&amp;#8221;.&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;item_footer&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;small&gt;&lt;a href=&quot;http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/index.php?p=176&amp;amp;more=1&amp;amp;c=1&amp;amp;tb=1&amp;amp;pb=1&quot;&gt;Messaggio originale&lt;/a&gt; su &lt;a href=&quot;http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/&quot;&gt;Ufficio del Don - parrocchiatrebaseleghe.org&lt;/a&gt;.&lt;/small&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Rimango colpito e affascinato guardando l&#8217;esplosione di vita durante la primavera. Hanno in s&#233; un potenziale di vita che automaticamente quando ci sono le condizioni climatiche giuste si manifesta in tutta la sua grandezza e bellezza. Il fiore non pu&#242; fare a meno di sbocciare e si apre, rischia di essere calpestato, mangiato da un animale, nonostante ci&#242; rischia, si apre per donare la sua bellezza.  Cos&#236; le piante da frutto partono con il loro ciclo biologico per portare frutti, vita, cibo. E&#8217; una logica che hanno dentro della quale non possono venir meno.<br />
&#8220;Io sono la vite vera&#8221;. Ges&#249; si paragona a una pianta che porta frutto. Scopo della vita per un cristiano &#232; portare frutto. E noi siamo parte di questa vite, ne siamo i tralci. Parte di una pianta che porta frutto, se ci ascoltiamo in profondit&#224; &#232; una necessita vitale anche per noi portare frutti nella nostra vita. Siamo fatti per portare luce, calore, vita, portare frutti: amare con i fatti e nella verit&#224; (seconda lettura). <br />
Ges&#249; si rif&#224; alla logica della natura: una pianta riceve acqua, nutrimento dal terreno, luce, calore e tutto ci&#242; lo trasforma per portare, frutti buoni. Cos&#236; &#232; per Ges&#249;, egli riceve l&#8217;amore del Padre, &#232; in ascolto costante della sua parola, della sua volont&#224; per offrire quest&#8217;amore all&#8217;umanit&#224;. Questa &#232; la vite vera: una vite che da frutti buoni. Una vita vera &#232; una vita che porta frutto.<br />
Noi siamo parte di questa vite, ne siamo i tralci, parte pi&#249; preziosa perch&#233; in essi il frutto matura. Partecipiamo della stessa linfa di vita di Ges&#249;. Il primo passo &#232; ricordarci che lui &#232; in noi e noi in lui. Non dobbiamo inventare, guadagnare niente, ma solo prendere consapevolezza e credere che in noi ci sia una forza e un&#8217;energia di vita che &#232; la stessa di Dio Padre e alla quale possiamo attingere. Per mezzo dello Spirito Santo abbiamo in noi la capacit&#224; di amare che Ges&#249; ci ha dimostrato. RIMANERE: Ges&#249; lo ripete pi&#249; volte. Rimanere che significa far memoria di questo dono, non essere soli, in noi scorre la linfa di Dio. Significa abitare che si fa ascolto della sua parola, ma anche riposare in lui, certi di questa fonte continua. <br />
Come ogni vite che si rispetti c&#8217;&#232; un agricoltore che si prende cura, &#232; il Padre che sapientemente provvede a quelle potature (purificazioni) necessarie affinch&#233; la vite porti frutto. Nessuna vite sofferente porta buoni frutti. Una purificazione del superfluo affinch&#233; ci sia bellezza di frutti. Il Padre sa quali sono le purificazioni di cui abbiamo bisogno, anche se esse costano fatica, chiediamo la forza di viverle.<br />
Oltre la necessit&#224; di una purificazione c&#8217;&#232; la necessit&#224; di rimanere: il tralcio staccato dalla pianta muore, si secca. Rispecchia le diverse chiusure, pretese di fare da soli, di bastare a se stessi, di alzare muri, difese ingiustificate nei confronti di chi vuole offrirci una linfa di vita. Il solo destino sar&#224; diventare un tralcio secco, sterile. La preoccupazione primaria per un cristiano, non &#232; quella di non sbagliare ma fare di tutto per rimanere aperto attaccato alla vite per far accogliere la linfa di vita e portare frutto. Solo se siamo piante sane e gioiose, portiamo frutti di vita. <br />
&#8220;Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi chiedete quel che volete e vi sar&#224; fatto&#8221;.</p><div class="item_footer"><p><small><a href="http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/index.php?p=176&amp;more=1&amp;c=1&amp;tb=1&amp;pb=1">Messaggio originale</a> su <a href="http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/">Ufficio del Don - parrocchiatrebaseleghe.org</a>.</small></p></div>]]></content:encoded>
								<comments>http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/index.php?p=176&amp;more=1&amp;c=1&amp;tb=1&amp;pb=1#comments</comments>
		</item>
				<item>
			<title>IL PASTORE VERO: COLUI CHE DA LA VITA</title>
			<link>http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/index.php?p=175&amp;more=1&amp;c=1&amp;tb=1&amp;pb=1</link>
			<pubDate>Tue, 01 May 2012 19:27:47 +0000</pubDate>			<dc:creator>don federico</dc:creator>
			<category domain="main">Riflessioni</category>			<guid isPermaLink="false">175@http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/</guid>
						<description>&lt;p&gt;L&amp;#8217;immagine del pastore non &amp;#232; molto famigliare, chiedendo ad alcuni giovani chi pu&amp;#242; essere il buon pastore non &amp;#232; stato facile per loro rispondere. Mi hanno riferito diverse tipologie di pastore: chi punta al successo, al prestigio&amp;#8230;&lt;br /&gt;
Ges&amp;#249; si definisce il &amp;#8220;Io sono il buon pastore&amp;#8221;. In quel &amp;#8220;Io sono&amp;#8221; manifesta il volto di Dio. Un volto di Dio che si manifesta nell&amp;#8217;essere il pastore buono, cio&amp;#232; VERO. Il Signore si prende cura, protegge il suo popolo attraverso Ges&amp;#249;, egli dimostra di essere il pastore vero sacrificando la sua vita. Dare la vita, in questo consiste la verit&amp;#224; di essere pastori. Ci sono molteplici forme nel dare la vita. Impariamo a vedere nel nostro cammino chi sacrifica la vita per noi e in essi riconoscere i pastori veri. Ges&amp;#249; usa il termine mercenario per indicare chi agisce per il proprio interesse, tornaconto personale, per trarre prestigio personale. Questi non sono i veri pastori. &amp;#200; un invito a leggere le diverse proposte, le persone che si fanno vicine a noi per imparare a riconoscere i veri pastori da chi cerca, davanti ad un&amp;#8217;apparenza di bene, di trovare il proprio tornaconto. Oggi mercenari ce ne sono tanti le diverse proposte, pubblicitarie, stile di vita che ci spingono sempre a rincorrere l&amp;#8217;ultimo ritrovato della tecnica, ma che alla fine ci fanno essere vuoti, spenti dentro, illusi che il comprare e il consumare continuamente ci riempiano.&lt;br /&gt;
Il pastore vero non solo da la vita per le sue pecore, ma le conosce. &amp;#200; una conoscenza che rispecchia la relazione che c&amp;#8217;&amp;#232; tra Ges&amp;#249; e il Padre. Una conoscenza fatta di ascolto, condivisione comunicazione reciproca. Il dare la vita passa per un condividere, tempi, spazi, ambienti, sentimenti, situazioni particolare, sporcarsi le mani, condividere ci&amp;#242; che si porta nel cuore. &lt;br /&gt;
Mi chiedo se come pastore so donare, condividere affinch&amp;#233; ci sia una conoscenza reciproca. Un pastore che condivide la sua vita con il gregge, le gioie e le preoccupazioni, i desideri. Un pastore che per il bene del gregge sa indicare la strada, sa richiamare il suo gregge, le persone a lui affidate, con la consapevolezza che non sono sua propriet&amp;#224;, ma popolo di Dio che a lui &amp;#232; stato affidato. La gioia del pastore nel vedere che il gregge ha trovato il vero nutrimento, ci&amp;#242; che conta, ha sperimentato attraverso di lui la gratuit&amp;#224; dell&amp;#8217;amore di Dio, il senso profondo della salvezza: non essere da soli.&lt;br /&gt;
Un pastore che libera il suo gregge dalle sue paure, schiavit&amp;#249;, non conoscenza, lo libera perch&amp;#233; divenga sempre pi&amp;#249; capace di amare.&lt;br /&gt;
Un pastore che umilmente riconosce i suoi limiti, sa chiedere scusa, si dona senza cercare il tornaconto personale: la pi&amp;#249; bella ricompensa &amp;#232; la gioia nel volto delle persone.&lt;br /&gt;
Un gregge in ascolto, docile, che fa presente al suo pastore le ricchezze necessit&amp;#224;, e che chiede al suo pastore il vero cibo: la parola &amp;#8220;spezzata&amp;#8221;, i sacramenti. Le mie pecore conoscono me, quanto conosciamo i nostri pastori, o ci fermiamo alla prima impressione, ai loro limiti,(senza volerli giustificare). Una conoscenza reciproca che diventa comunicazione reciproca.&lt;br /&gt;
Insieme, pastore e gregge, per manifestare la cura di Dio per l&amp;#8217;umanit&amp;#224;&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;item_footer&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;small&gt;&lt;a href=&quot;http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/index.php?p=175&amp;amp;more=1&amp;amp;c=1&amp;amp;tb=1&amp;amp;pb=1&quot;&gt;Messaggio originale&lt;/a&gt; su &lt;a href=&quot;http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/&quot;&gt;Ufficio del Don - parrocchiatrebaseleghe.org&lt;/a&gt;.&lt;/small&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;immagine del pastore non &#232; molto famigliare, chiedendo ad alcuni giovani chi pu&#242; essere il buon pastore non &#232; stato facile per loro rispondere. Mi hanno riferito diverse tipologie di pastore: chi punta al successo, al prestigio&#8230;<br />
Ges&#249; si definisce il &#8220;Io sono il buon pastore&#8221;. In quel &#8220;Io sono&#8221; manifesta il volto di Dio. Un volto di Dio che si manifesta nell&#8217;essere il pastore buono, cio&#232; VERO. Il Signore si prende cura, protegge il suo popolo attraverso Ges&#249;, egli dimostra di essere il pastore vero sacrificando la sua vita. Dare la vita, in questo consiste la verit&#224; di essere pastori. Ci sono molteplici forme nel dare la vita. Impariamo a vedere nel nostro cammino chi sacrifica la vita per noi e in essi riconoscere i pastori veri. Ges&#249; usa il termine mercenario per indicare chi agisce per il proprio interesse, tornaconto personale, per trarre prestigio personale. Questi non sono i veri pastori. &#200; un invito a leggere le diverse proposte, le persone che si fanno vicine a noi per imparare a riconoscere i veri pastori da chi cerca, davanti ad un&#8217;apparenza di bene, di trovare il proprio tornaconto. Oggi mercenari ce ne sono tanti le diverse proposte, pubblicitarie, stile di vita che ci spingono sempre a rincorrere l&#8217;ultimo ritrovato della tecnica, ma che alla fine ci fanno essere vuoti, spenti dentro, illusi che il comprare e il consumare continuamente ci riempiano.<br />
Il pastore vero non solo da la vita per le sue pecore, ma le conosce. &#200; una conoscenza che rispecchia la relazione che c&#8217;&#232; tra Ges&#249; e il Padre. Una conoscenza fatta di ascolto, condivisione comunicazione reciproca. Il dare la vita passa per un condividere, tempi, spazi, ambienti, sentimenti, situazioni particolare, sporcarsi le mani, condividere ci&#242; che si porta nel cuore. <br />
Mi chiedo se come pastore so donare, condividere affinch&#233; ci sia una conoscenza reciproca. Un pastore che condivide la sua vita con il gregge, le gioie e le preoccupazioni, i desideri. Un pastore che per il bene del gregge sa indicare la strada, sa richiamare il suo gregge, le persone a lui affidate, con la consapevolezza che non sono sua propriet&#224;, ma popolo di Dio che a lui &#232; stato affidato. La gioia del pastore nel vedere che il gregge ha trovato il vero nutrimento, ci&#242; che conta, ha sperimentato attraverso di lui la gratuit&#224; dell&#8217;amore di Dio, il senso profondo della salvezza: non essere da soli.<br />
Un pastore che libera il suo gregge dalle sue paure, schiavit&#249;, non conoscenza, lo libera perch&#233; divenga sempre pi&#249; capace di amare.<br />
Un pastore che umilmente riconosce i suoi limiti, sa chiedere scusa, si dona senza cercare il tornaconto personale: la pi&#249; bella ricompensa &#232; la gioia nel volto delle persone.<br />
Un gregge in ascolto, docile, che fa presente al suo pastore le ricchezze necessit&#224;, e che chiede al suo pastore il vero cibo: la parola &#8220;spezzata&#8221;, i sacramenti. Le mie pecore conoscono me, quanto conosciamo i nostri pastori, o ci fermiamo alla prima impressione, ai loro limiti,(senza volerli giustificare). Una conoscenza reciproca che diventa comunicazione reciproca.<br />
Insieme, pastore e gregge, per manifestare la cura di Dio per l&#8217;umanit&#224;</p><div class="item_footer"><p><small><a href="http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/index.php?p=175&amp;more=1&amp;c=1&amp;tb=1&amp;pb=1">Messaggio originale</a> su <a href="http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/">Ufficio del Don - parrocchiatrebaseleghe.org</a>.</small></p></div>]]></content:encoded>
								<comments>http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/index.php?p=175&amp;more=1&amp;c=1&amp;tb=1&amp;pb=1#comments</comments>
		</item>
				<item>
			<title>IL RISORTO CI RIPOPRTA CON I PIEDI PER TERRA</title>
			<link>http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/index.php?p=174&amp;more=1&amp;c=1&amp;tb=1&amp;pb=1</link>
			<pubDate>Sun, 22 Apr 2012 15:49:25 +0000</pubDate>			<dc:creator>don federico</dc:creator>
			<category domain="main">Riflessioni</category>			<guid isPermaLink="false">174@http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/</guid>
						<description>&lt;p&gt;Vorrei condividere un messaggio che mi &amp;#232; arrivato domenica scorsa e che mi ha spiazzato, mi ha provocato in questa settimana.&lt;br /&gt;
&amp;#8220;&amp;#200; difficile don essere deboli e farsi amare, ripenso alle tue parole, quelle di oggi e quelle che mi hai regalato alla confessione! Mi risuonano dentro continuamente e mi spezzano le gambe, mi lasciano disarmata! Per&amp;#242; GRAZIE per continuare a ricordarmi che mi devo lasciar amare, oggi il mio tesoro &amp;#232; proprio questo: sto iniziando a lasciarmi amare anche se mi sento debole!&amp;#8221;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Mi sento debole&amp;#8230; di fronte alla risurrezione di Ges&amp;#249; sperimento tutta la mia debolezza, nel capire, nel fidarmi, nel saper riconoscere i segni della sua presenza dentro in un mondo dove parole come crisi, suicidi, spread alle stelle, malattie, violenza risuonano sempre pi&amp;#249; forte&amp;#8230;&lt;br /&gt;
Che fatica riconoscere di essere fragili, deboli, di aver bisogno degli altri, di non potere fare tutto da soli.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Dentro questa situazione Ges&amp;#249; si fa presente ai discepoli con il suo corpo che porta con s&amp;#233; i segni della passione. Si mostra ancora nel suo corpo anche se trasformato, diverso. I discepoli sono sconvolti e pieni di paura, sorgono dubbi nel loro cuore e Ges&amp;#249; li sa cogliere. Li invita a guardare, a toccare, a offrirgli da mangiare, sono tutti gesti che facciamo noi uomini. Forse anche noi siamo sconvolti e pieni di paura perch&amp;#233; il Cristo risorto ci riporta alla dimensione del nostro corpo, ci riporta agli affetti, ai sentimenti, alle emozioni che spesso non sappiamo riconoscere e che ci inquietano. Forse ci spaventa che la risurrezione passa per il nostro corpo e quello dell&amp;#8217;altro. Corpo da accogliere, conoscere, rispettare e amare. E&amp;#8217; il corpo che ci apre alle relazioni. Ges&amp;#249; condivide un pasto, &amp;#232; il stare insieme nella gratuit&amp;#224;, io condivido la vostra vita e voi la mia. Non &amp;#232; quello che succede ogni giorno? &amp;#8220;Il mangiare insieme &amp;#232; il segno pi&amp;#249; eloquente di una comunione ritrovata&amp;#8221; (E. Ronchi).&lt;br /&gt;
Il cristo risorto che sta con i discepoli ci riporta alla quotidianit&amp;#224;, alle nostre relazioni quotidiane. Ci riporta al suo corpo che oggi &amp;#232; la chiesa: &amp;#232; la mia e altrui presenza. Mi colpiva una persona che in questi giorni riconosceva la bellezza e grandezza nell&amp;#8217;incontrare il volto di Ges&amp;#249; attraverso il volto di chi gli sta vicino, la moglie, i figli, le persone che gli si facevano prossime. E questo spaventa, questo fa nascere dubbi, come ai discepoli, perch&amp;#233; sembra troppo, sembra impossibile, fa paura perch&amp;#233; &amp;#232; troppo umano, troppo vicino a noi, &amp;#232; pi&amp;#249; facile dire di no, alzare muri, forse perch&amp;#233; questo significa come nel messaggio imparare a lasciarsi amare nella debolezza. Ma questa &amp;#232; la gratuit&amp;#224; dell&amp;#8217;amore di Cristo risorto. &lt;br /&gt;
Risorgere &amp;#232; un&amp;#8217;esperienza gi&amp;#224; da vivi. &amp;#200; affrontare la realt&amp;#224; di ogni giorno, delle relazioni trasformati dalla gratuit&amp;#224; di come Ges&amp;#249; ha amato chi ha incontrato. &amp;#8220;Ges&amp;#249; mostra le prove che &amp;#232; lui, perch&amp;#233; per dare la pace ha dovuto morire; &amp;#232; la nuova via della pace. La pace &amp;#232; il frutto della giustizia. Il primo atto di giustizia &amp;#232; abbattere la fabbrica di poveri. Non dare la fetta di pane al povero ma invitalo a mangiare con te&amp;#8221; (O. Benzi). Ges&amp;#249; con passione e cura si mette a spiegare ai discepoli le scritture. Per vivere da risorti abbiamo anche noi bisogno di lasciarci illuminare dalla sua parola, dal suo esempio per continuare quella trasformazione affinch&amp;#233; nei nostri volti si manifesti la luce del suo volto.&lt;br /&gt;
Chiediamo la conversione del cuore, cio&amp;#232; quel cambio di mentalit&amp;#224; per vedere nelle nostre relazioni purificate la luce del risorto.&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;item_footer&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;small&gt;&lt;a href=&quot;http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/index.php?p=174&amp;amp;more=1&amp;amp;c=1&amp;amp;tb=1&amp;amp;pb=1&quot;&gt;Messaggio originale&lt;/a&gt; su &lt;a href=&quot;http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/&quot;&gt;Ufficio del Don - parrocchiatrebaseleghe.org&lt;/a&gt;.&lt;/small&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vorrei condividere un messaggio che mi &#232; arrivato domenica scorsa e che mi ha spiazzato, mi ha provocato in questa settimana.<br />
&#8220;&#200; difficile don essere deboli e farsi amare, ripenso alle tue parole, quelle di oggi e quelle che mi hai regalato alla confessione! Mi risuonano dentro continuamente e mi spezzano le gambe, mi lasciano disarmata! Per&#242; GRAZIE per continuare a ricordarmi che mi devo lasciar amare, oggi il mio tesoro &#232; proprio questo: sto iniziando a lasciarmi amare anche se mi sento debole!&#8221;</p>

<p>Mi sento debole&#8230; di fronte alla risurrezione di Ges&#249; sperimento tutta la mia debolezza, nel capire, nel fidarmi, nel saper riconoscere i segni della sua presenza dentro in un mondo dove parole come crisi, suicidi, spread alle stelle, malattie, violenza risuonano sempre pi&#249; forte&#8230;<br />
Che fatica riconoscere di essere fragili, deboli, di aver bisogno degli altri, di non potere fare tutto da soli.</p>

<p>Dentro questa situazione Ges&#249; si fa presente ai discepoli con il suo corpo che porta con s&#233; i segni della passione. Si mostra ancora nel suo corpo anche se trasformato, diverso. I discepoli sono sconvolti e pieni di paura, sorgono dubbi nel loro cuore e Ges&#249; li sa cogliere. Li invita a guardare, a toccare, a offrirgli da mangiare, sono tutti gesti che facciamo noi uomini. Forse anche noi siamo sconvolti e pieni di paura perch&#233; il Cristo risorto ci riporta alla dimensione del nostro corpo, ci riporta agli affetti, ai sentimenti, alle emozioni che spesso non sappiamo riconoscere e che ci inquietano. Forse ci spaventa che la risurrezione passa per il nostro corpo e quello dell&#8217;altro. Corpo da accogliere, conoscere, rispettare e amare. E&#8217; il corpo che ci apre alle relazioni. Ges&#249; condivide un pasto, &#232; il stare insieme nella gratuit&#224;, io condivido la vostra vita e voi la mia. Non &#232; quello che succede ogni giorno? &#8220;Il mangiare insieme &#232; il segno pi&#249; eloquente di una comunione ritrovata&#8221; (E. Ronchi).<br />
Il cristo risorto che sta con i discepoli ci riporta alla quotidianit&#224;, alle nostre relazioni quotidiane. Ci riporta al suo corpo che oggi &#232; la chiesa: &#232; la mia e altrui presenza. Mi colpiva una persona che in questi giorni riconosceva la bellezza e grandezza nell&#8217;incontrare il volto di Ges&#249; attraverso il volto di chi gli sta vicino, la moglie, i figli, le persone che gli si facevano prossime. E questo spaventa, questo fa nascere dubbi, come ai discepoli, perch&#233; sembra troppo, sembra impossibile, fa paura perch&#233; &#232; troppo umano, troppo vicino a noi, &#232; pi&#249; facile dire di no, alzare muri, forse perch&#233; questo significa come nel messaggio imparare a lasciarsi amare nella debolezza. Ma questa &#232; la gratuit&#224; dell&#8217;amore di Cristo risorto. <br />
Risorgere &#232; un&#8217;esperienza gi&#224; da vivi. &#200; affrontare la realt&#224; di ogni giorno, delle relazioni trasformati dalla gratuit&#224; di come Ges&#249; ha amato chi ha incontrato. &#8220;Ges&#249; mostra le prove che &#232; lui, perch&#233; per dare la pace ha dovuto morire; &#232; la nuova via della pace. La pace &#232; il frutto della giustizia. Il primo atto di giustizia &#232; abbattere la fabbrica di poveri. Non dare la fetta di pane al povero ma invitalo a mangiare con te&#8221; (O. Benzi). Ges&#249; con passione e cura si mette a spiegare ai discepoli le scritture. Per vivere da risorti abbiamo anche noi bisogno di lasciarci illuminare dalla sua parola, dal suo esempio per continuare quella trasformazione affinch&#233; nei nostri volti si manifesti la luce del suo volto.<br />
Chiediamo la conversione del cuore, cio&#232; quel cambio di mentalit&#224; per vedere nelle nostre relazioni purificate la luce del risorto.</p><div class="item_footer"><p><small><a href="http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/index.php?p=174&amp;more=1&amp;c=1&amp;tb=1&amp;pb=1">Messaggio originale</a> su <a href="http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/">Ufficio del Don - parrocchiatrebaseleghe.org</a>.</small></p></div>]]></content:encoded>
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		</item>
				<item>
			<title>LA VITA CONTINUA</title>
			<link>http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/index.php?p=173&amp;more=1&amp;c=1&amp;tb=1&amp;pb=1</link>
			<pubDate>Sun, 15 Apr 2012 17:00:09 +0000</pubDate>			<dc:creator>don federico</dc:creator>
			<category domain="main">Riflessioni</category>			<guid isPermaLink="false">173@http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/</guid>
						<description>&lt;p&gt;La novit&amp;#224; dell&amp;#8217;annuncio di Pasqua cosa ha cambiato nella nostra vita? Siamo ritornati al lavoro quotidiano, a fare i conti con la realt&amp;#224;, con le fatiche, con la morte (continuano le persone che si tolgono la vita a causa dei problemi economici). Anche i discepoli dopo la constatazione della tomba vuota non fanno un passo avanti, anzi ne fanno uno indietro, chiusi nel cenacolo per paura dei giudei. E&amp;#8217; ancora la paura a fare da padrona. Nonostante i segni, la paura di ripartire, di ricominciare, di rischiare ci tiene schiavi. La paura di fronte ad una malattia ci blocca, s&amp;#236;, sembra una smentita ancora una volta alla vita, al desiderio di vita che ciascuno porta con s&amp;#233;, una smentita all&amp;#8217;impronta divina che &amp;#232; in noi. Forse i discepoli sono l&amp;#236; chiusi a riconoscere anche la propria paura che li ha fatti scappare quando Ges&amp;#249; &amp;#232; stato arrestato e crocefisso. E&amp;#8217; il guardare quello che non siamo riusciti a fare, non siamo riusciti ad essere. Pu&amp;#242; succedere anche a noi.&lt;br /&gt;
&amp;#8220;Venne Ges&amp;#249;, stette in mezzo a loro e disse: Pace a voi&amp;#8221;.&lt;br /&gt;
Viene non per chiedere, per giudicare, ma per donare la pace, &amp;#232; quella pienezza di vita che nasce dalle ferite dell&amp;#8217;amore, mani e fianco feriti. E&amp;#8217; la pace, cio&amp;#232; pienezza di vita che nasce dal dono di s&amp;#233;, non una vita pi&amp;#249; facile, pi&amp;#249; semplice, ma una vita dove stanno insieme sacrificio e gioia, fatica e dono, sofferenza e ripartenza, distacco e gratitudine per quanto ricevuto.&lt;br /&gt;
Ancora &amp;#8220;Pace a voi&amp;#8221; e dona lo Spirito Santo per il perdono dei peccati. Un altro dono del risorto &amp;#232; l&amp;#8217;esperienza del perdono che paradossalmente si coglie nell&amp;#8217;abisso del peccato, nella scelta consapevole di rifiuto di lui. Riporto un sms arrivato l&amp;#8217;altra sera da una giovane: &amp;#8220;Per la prima volta dopo tanto tempo mi sono sentita veramente perdonata dopo la confessione&amp;#8221;.&lt;br /&gt;
Una vita che riparte che ritorna a respirare a pieni polmoni.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E&amp;#8217; troppo questo perch&amp;#233; sia vero. Anche noi come Tommaso abbiamo bisogno di vedere di toccare. Tommaso grida il suo desiderio di incontrare Ges&amp;#249;, gli sembra impossibile che sia apparso, &amp;#232; un evento troppo grande perch&amp;#233; sia vero. La stessa cosa succede anche a noi quando riportano una notizia straordinaria, a volte la morte improvvisa di una persona, diciamo impossibile non &amp;#232; vero finch&amp;#233; non vediamo non ci capacitiamo della realt&amp;#224;. Cos&amp;#236; per la risurrezione. Ges&amp;#249; mostra i segni sono i segni di un amore crocifisso. Un amore mostrato, &amp;#8220;raccontato con l&amp;#8217;alfabeto delle ferite&amp;#8221; (E. Ronchi).&lt;br /&gt;
I segni del risorto sono nelle ferite di chi ama e si lascia amare. &lt;br /&gt;
&amp;#8220;Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto&amp;#8221;. Noi siamo quelli che non hanno visto ma hanno accolto una testimonianza, una parola e ci fidiamo nel riconoscere nei segni di sacrificio i segni del risorto. Riconoscere in ogni gesto che porta vita la potenza della risurrezione. A volte sono anche i gesti pi&amp;#249; piccoli, una parola d&amp;#8217;incoraggiamento, di consolazione, uno sguardo di accoglienza, un &amp;#8220;ti voglio bene&amp;#8221;, ti perdono, grazie. E&amp;#8217; prendere posizione contro le ingiustizie, e mettersi dalla parte dei pi&amp;#249; deboli, applicare la condivisione&amp;#8230; sono tanti suscitati dalla fantasia dell&amp;#8217;amore. Ogni volta che sono gesti che aprono la vita li c&amp;#8217;&amp;#232; il risorto con il suo Spirito che si manifesta.&lt;br /&gt;
La paura, il peccato viene vinto: &amp;#8220;Questa &amp;#232; la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede&amp;#8221;.&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;item_footer&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;small&gt;&lt;a href=&quot;http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/index.php?p=173&amp;amp;more=1&amp;amp;c=1&amp;amp;tb=1&amp;amp;pb=1&quot;&gt;Messaggio originale&lt;/a&gt; su &lt;a href=&quot;http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/&quot;&gt;Ufficio del Don - parrocchiatrebaseleghe.org&lt;/a&gt;.&lt;/small&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La novit&#224; dell&#8217;annuncio di Pasqua cosa ha cambiato nella nostra vita? Siamo ritornati al lavoro quotidiano, a fare i conti con la realt&#224;, con le fatiche, con la morte (continuano le persone che si tolgono la vita a causa dei problemi economici). Anche i discepoli dopo la constatazione della tomba vuota non fanno un passo avanti, anzi ne fanno uno indietro, chiusi nel cenacolo per paura dei giudei. E&#8217; ancora la paura a fare da padrona. Nonostante i segni, la paura di ripartire, di ricominciare, di rischiare ci tiene schiavi. La paura di fronte ad una malattia ci blocca, s&#236;, sembra una smentita ancora una volta alla vita, al desiderio di vita che ciascuno porta con s&#233;, una smentita all&#8217;impronta divina che &#232; in noi. Forse i discepoli sono l&#236; chiusi a riconoscere anche la propria paura che li ha fatti scappare quando Ges&#249; &#232; stato arrestato e crocefisso. E&#8217; il guardare quello che non siamo riusciti a fare, non siamo riusciti ad essere. Pu&#242; succedere anche a noi.<br />
&#8220;Venne Ges&#249;, stette in mezzo a loro e disse: Pace a voi&#8221;.<br />
Viene non per chiedere, per giudicare, ma per donare la pace, &#232; quella pienezza di vita che nasce dalle ferite dell&#8217;amore, mani e fianco feriti. E&#8217; la pace, cio&#232; pienezza di vita che nasce dal dono di s&#233;, non una vita pi&#249; facile, pi&#249; semplice, ma una vita dove stanno insieme sacrificio e gioia, fatica e dono, sofferenza e ripartenza, distacco e gratitudine per quanto ricevuto.<br />
Ancora &#8220;Pace a voi&#8221; e dona lo Spirito Santo per il perdono dei peccati. Un altro dono del risorto &#232; l&#8217;esperienza del perdono che paradossalmente si coglie nell&#8217;abisso del peccato, nella scelta consapevole di rifiuto di lui. Riporto un sms arrivato l&#8217;altra sera da una giovane: &#8220;Per la prima volta dopo tanto tempo mi sono sentita veramente perdonata dopo la confessione&#8221;.<br />
Una vita che riparte che ritorna a respirare a pieni polmoni.</p>

<p>E&#8217; troppo questo perch&#233; sia vero. Anche noi come Tommaso abbiamo bisogno di vedere di toccare. Tommaso grida il suo desiderio di incontrare Ges&#249;, gli sembra impossibile che sia apparso, &#232; un evento troppo grande perch&#233; sia vero. La stessa cosa succede anche a noi quando riportano una notizia straordinaria, a volte la morte improvvisa di una persona, diciamo impossibile non &#232; vero finch&#233; non vediamo non ci capacitiamo della realt&#224;. Cos&#236; per la risurrezione. Ges&#249; mostra i segni sono i segni di un amore crocifisso. Un amore mostrato, &#8220;raccontato con l&#8217;alfabeto delle ferite&#8221; (E. Ronchi).<br />
I segni del risorto sono nelle ferite di chi ama e si lascia amare. <br />
&#8220;Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto&#8221;. Noi siamo quelli che non hanno visto ma hanno accolto una testimonianza, una parola e ci fidiamo nel riconoscere nei segni di sacrificio i segni del risorto. Riconoscere in ogni gesto che porta vita la potenza della risurrezione. A volte sono anche i gesti pi&#249; piccoli, una parola d&#8217;incoraggiamento, di consolazione, uno sguardo di accoglienza, un &#8220;ti voglio bene&#8221;, ti perdono, grazie. E&#8217; prendere posizione contro le ingiustizie, e mettersi dalla parte dei pi&#249; deboli, applicare la condivisione&#8230; sono tanti suscitati dalla fantasia dell&#8217;amore. Ogni volta che sono gesti che aprono la vita li c&#8217;&#232; il risorto con il suo Spirito che si manifesta.<br />
La paura, il peccato viene vinto: &#8220;Questa &#232; la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede&#8221;.</p><div class="item_footer"><p><small><a href="http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/index.php?p=173&amp;more=1&amp;c=1&amp;tb=1&amp;pb=1">Messaggio originale</a> su <a href="http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/">Ufficio del Don - parrocchiatrebaseleghe.org</a>.</small></p></div>]]></content:encoded>
								<comments>http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/index.php?p=173&amp;more=1&amp;c=1&amp;tb=1&amp;pb=1#comments</comments>
		</item>
				<item>
			<title>UNO SGUARDO NUOVO</title>
			<link>http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/index.php?p=172&amp;more=1&amp;c=1&amp;tb=1&amp;pb=1</link>
			<pubDate>Sat, 07 Apr 2012 22:41:06 +0000</pubDate>			<dc:creator>don federico</dc:creator>
			<category domain="main">Riflessioni</category>			<guid isPermaLink="false">172@http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/</guid>
						<description>&lt;p&gt;Venerd&amp;#236; sera ero al telefono con una persona a un certo punto esclama &amp;#8220;che luna stupenda&amp;#8221;. Una persona che sa guardare non solo con gli occhi ma anche con il cuore. &lt;br /&gt;
Oggi &amp;#232; Pasqua, come guardiamo a questa festa, come guardiamo la nostra vita alla luce di questa festa?&lt;br /&gt;
Per vivere la pasqua bisogna mettersi in cammino come fa Maria di Magdala ancora quando &amp;#232; buio, mossi dall&amp;#8217;amore. Camminare significa essere disponibili a uscire dal proprio modo di vedere. &lt;br /&gt;
Disponibili ad andare al sepolcro, cio&amp;#232; mettersi in cammino per vedere la nostra realt&amp;#224; personale, famigliare. Di fronte alla novit&amp;#224; del sepolcro vuoto l&amp;#8217;evangelista indica modi diversi di vedere. &lt;br /&gt;
Il primo &amp;#232; lo sguardo di Giovanni che arriva per primo al sepolcro. E&amp;#8217; un primo sguardo che semplicemente costata la realt&amp;#224; e che rimane in superficie fermandosi a ci&amp;#242; che appare. Possiamo anche noi essere qui e guardare la nostra vita cos&amp;#236;, con una specie di scoraggiamento, fatalismo: &amp;#232; cos&amp;#236; e non cambia, constando alcune amare realt&amp;#224;, perdita del lavoro, non arrivare a fine mese, fare i conti con una malattia, delusione, paura, con la morte di una persona cara.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Arriva anche Pietro il suo &amp;#232; uno sguardo pi&amp;#249; prolungato che osserva e considera ci&amp;#242; che vede. Non c&amp;#8217;&amp;#232; il corpo, le bende sono piegate, quindi non pu&amp;#242; essere stato rubato. Per noi pu&amp;#242; essere quello sguardo che chiamiamo rielaborare la situazione, dare un nome, dare delle spiegazioni umane razionali. Abbiamo tanti pensieri per la testa, spiegazioni, soluzioni per avere tutto sotto controllo.  E&amp;#8217; importante anche questo, ma non basta.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Giovanni entra nel sepolcro e vide e credette. Si usa il termine &amp;#8220;orao&amp;#8221; che indica la visione che penetra la superficie, va in profondit&amp;#224; e &amp;#8220;vede&amp;#8221; con lo sguardo della fede che percepisce la realt&amp;#224; cogliendovi la presenza e la manifestazione del divino, di qualcosa di gratuito, inaspettato che sa di Dio, &amp;#232; lo sguardo di chi sa cogliere la bellezza della luna.&lt;br /&gt;
E&amp;#8217; difficile credere e annunciare la risurrezione perch&amp;#233; &amp;#8220;si tratta pur sempre di una realt&amp;#224; che oltrepassa i limiti della nostra ragione e richiede un atto di fede&quot;. (Benedetto XVI).&lt;br /&gt;
Da dove viene quello sguardo? Certo &amp;#232; dono di Dio ma che nasce dal condividere il cammino con Ges&amp;#249;, viene dal vedere la realt&amp;#224; alla luce dell&amp;#8217;ultima cena. Vederla alla luce di un po&amp;#8217; di lievito che fermenta tutta la massa.&lt;br /&gt;
Ges&amp;#249; con il suo dono ha trasformato il fallimento, la sofferenza e la morte da situazione di chiusura, isolamento a occasione di rinnovato dono. E&amp;#8217; quel germoglio di vita che si sprigiona dalla morte, dal sacrificio di s&amp;#233;.&lt;br /&gt;
Sono i germogli di risurrezione: vedere i propri peccati come occasione di un rinnovato lasciarsi amare e non solo negativamente. &lt;br /&gt;
Vedere in chi ci ha lasciato, pur dentro la sofferenza, i germi di vita sparsi, i sacrifici d&amp;#8217;amore donati.&lt;br /&gt;
Vedere la malattia che ti costringe a reimpostare la vita e come occasione di rinnovato dono condivisione pur in condizioni diverse da come avremmo voluto.&lt;br /&gt;
Vedere la crisi come una chiamata a ridimensionare il proprio stile di vita, a vivere anche con meno, a condividere il sacrificio di rinunciare insieme.&lt;br /&gt;
Sono persone che sono morte al proprio orgoglio, alle proprie paure, ai propri progetti personali per aprirsi al dono. E&amp;#8217; l&amp;#8217;inaspettato &amp;#232; la novit&amp;#224; della Pasqua&lt;br /&gt;
La strada della pasqua, &amp;#232; saper riconoscere il passaggio ininterrotto dall&amp;#8217;odio all&amp;#8217;amore, dalla paura alla libert&amp;#224;, dal troppo all&amp;#8217;essenziale, dall&amp;#8217;effimero all&amp;#8217;eterno. Pasqua &amp;#232; la festa dei macigni rotolanti via, adesso, dalla bocca dell&amp;#8217;anima.&lt;br /&gt;
Una sofferenza mi passa il cuore per chi non ha ancora incontrato questa novit&amp;#224; e s&amp;#8217;illude di vivere una vita che non &amp;#232; vita, perch&amp;#233; &amp;#232; apparenza e non guardarsi con verit&amp;#224;. Abbiamo il compito di annunciare con la vita la bellezza di questo sguardo, di questa novit&amp;#224;. &lt;br /&gt;
&amp;#8220;Vide e credette&amp;#8221;, la novit&amp;#224;, la sfida sta, se abbiamo visto questi segni, di continuare a fidarci per la via intrapresa.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;L&amp;#8217;augurio di una Pasqua di vita nuova don Federico&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;item_footer&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;small&gt;&lt;a href=&quot;http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/index.php?p=172&amp;amp;more=1&amp;amp;c=1&amp;amp;tb=1&amp;amp;pb=1&quot;&gt;Messaggio originale&lt;/a&gt; su &lt;a href=&quot;http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/&quot;&gt;Ufficio del Don - parrocchiatrebaseleghe.org&lt;/a&gt;.&lt;/small&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Venerd&#236; sera ero al telefono con una persona a un certo punto esclama &#8220;che luna stupenda&#8221;. Una persona che sa guardare non solo con gli occhi ma anche con il cuore. <br />
Oggi &#232; Pasqua, come guardiamo a questa festa, come guardiamo la nostra vita alla luce di questa festa?<br />
Per vivere la pasqua bisogna mettersi in cammino come fa Maria di Magdala ancora quando &#232; buio, mossi dall&#8217;amore. Camminare significa essere disponibili a uscire dal proprio modo di vedere. <br />
Disponibili ad andare al sepolcro, cio&#232; mettersi in cammino per vedere la nostra realt&#224; personale, famigliare. Di fronte alla novit&#224; del sepolcro vuoto l&#8217;evangelista indica modi diversi di vedere. <br />
Il primo &#232; lo sguardo di Giovanni che arriva per primo al sepolcro. E&#8217; un primo sguardo che semplicemente costata la realt&#224; e che rimane in superficie fermandosi a ci&#242; che appare. Possiamo anche noi essere qui e guardare la nostra vita cos&#236;, con una specie di scoraggiamento, fatalismo: &#232; cos&#236; e non cambia, constando alcune amare realt&#224;, perdita del lavoro, non arrivare a fine mese, fare i conti con una malattia, delusione, paura, con la morte di una persona cara.</p>

<p>Arriva anche Pietro il suo &#232; uno sguardo pi&#249; prolungato che osserva e considera ci&#242; che vede. Non c&#8217;&#232; il corpo, le bende sono piegate, quindi non pu&#242; essere stato rubato. Per noi pu&#242; essere quello sguardo che chiamiamo rielaborare la situazione, dare un nome, dare delle spiegazioni umane razionali. Abbiamo tanti pensieri per la testa, spiegazioni, soluzioni per avere tutto sotto controllo.  E&#8217; importante anche questo, ma non basta.</p>

<p>Giovanni entra nel sepolcro e vide e credette. Si usa il termine &#8220;orao&#8221; che indica la visione che penetra la superficie, va in profondit&#224; e &#8220;vede&#8221; con lo sguardo della fede che percepisce la realt&#224; cogliendovi la presenza e la manifestazione del divino, di qualcosa di gratuito, inaspettato che sa di Dio, &#232; lo sguardo di chi sa cogliere la bellezza della luna.<br />
E&#8217; difficile credere e annunciare la risurrezione perch&#233; &#8220;si tratta pur sempre di una realt&#224; che oltrepassa i limiti della nostra ragione e richiede un atto di fede". (Benedetto XVI).<br />
Da dove viene quello sguardo? Certo &#232; dono di Dio ma che nasce dal condividere il cammino con Ges&#249;, viene dal vedere la realt&#224; alla luce dell&#8217;ultima cena. Vederla alla luce di un po&#8217; di lievito che fermenta tutta la massa.<br />
Ges&#249; con il suo dono ha trasformato il fallimento, la sofferenza e la morte da situazione di chiusura, isolamento a occasione di rinnovato dono. E&#8217; quel germoglio di vita che si sprigiona dalla morte, dal sacrificio di s&#233;.<br />
Sono i germogli di risurrezione: vedere i propri peccati come occasione di un rinnovato lasciarsi amare e non solo negativamente. <br />
Vedere in chi ci ha lasciato, pur dentro la sofferenza, i germi di vita sparsi, i sacrifici d&#8217;amore donati.<br />
Vedere la malattia che ti costringe a reimpostare la vita e come occasione di rinnovato dono condivisione pur in condizioni diverse da come avremmo voluto.<br />
Vedere la crisi come una chiamata a ridimensionare il proprio stile di vita, a vivere anche con meno, a condividere il sacrificio di rinunciare insieme.<br />
Sono persone che sono morte al proprio orgoglio, alle proprie paure, ai propri progetti personali per aprirsi al dono. E&#8217; l&#8217;inaspettato &#232; la novit&#224; della Pasqua<br />
La strada della pasqua, &#232; saper riconoscere il passaggio ininterrotto dall&#8217;odio all&#8217;amore, dalla paura alla libert&#224;, dal troppo all&#8217;essenziale, dall&#8217;effimero all&#8217;eterno. Pasqua &#232; la festa dei macigni rotolanti via, adesso, dalla bocca dell&#8217;anima.<br />
Una sofferenza mi passa il cuore per chi non ha ancora incontrato questa novit&#224; e s&#8217;illude di vivere una vita che non &#232; vita, perch&#233; &#232; apparenza e non guardarsi con verit&#224;. Abbiamo il compito di annunciare con la vita la bellezza di questo sguardo, di questa novit&#224;. <br />
&#8220;Vide e credette&#8221;, la novit&#224;, la sfida sta, se abbiamo visto questi segni, di continuare a fidarci per la via intrapresa.</p>


<p>L&#8217;augurio di una Pasqua di vita nuova don Federico</p><div class="item_footer"><p><small><a href="http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/index.php?p=172&amp;more=1&amp;c=1&amp;tb=1&amp;pb=1">Messaggio originale</a> su <a href="http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/">Ufficio del Don - parrocchiatrebaseleghe.org</a>.</small></p></div>]]></content:encoded>
								<comments>http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/index.php?p=172&amp;more=1&amp;c=1&amp;tb=1&amp;pb=1#comments</comments>
		</item>
				<item>
			<title>FERITI DALL'AMORE</title>
			<link>http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/index.php?p=171&amp;more=1&amp;c=1&amp;tb=1&amp;pb=1</link>
			<pubDate>Sun, 01 Apr 2012 15:23:35 +0000</pubDate>			<dc:creator>don federico</dc:creator>
			<category domain="main">Riflessioni</category>			<guid isPermaLink="false">171@http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/</guid>
						<description>&lt;p&gt;Permettete di dire che non &amp;#232; stato facile leggere e rivivere la passione di Ges&amp;#249;, anche se in maniera diversa &amp;#232; stato come rivivere il tempo di malattia e morte della mamma. Mettere la mano ancora su una ferita che sanguina. Mi viene in mente il commento di un bambino della scuola dell&amp;#8217;infanzia qui in chiesa durante al presentazione della via crucis: &amp;#8220;ma &amp;#232; una storia triste&amp;#8221;. Potremmo essere d&amp;#8217;accordo, la fine della vicenda umana di Ges&amp;#249; &amp;#232; triste, la morte di una persona cara &amp;#232; triste. &lt;br /&gt;
C&amp;#8217;&amp;#232; un altro commento quello del centurione che guardando a come Ges&amp;#249; &amp;#232; morto in croce dice &amp;#8220;Davvero quest&amp;#8217;uomo era Figlio di Dio&amp;#8221;. Che cosa ha visto in quella morte? La verit&amp;#224;: in Ges&amp;#249; si manifesta la verit&amp;#224; del volto di Dio. Il centurione ha visto la verit&amp;#224; del potere di Dio. E&amp;#8217; il volto di un amore disarmato che &amp;#232; quello di dare la vita anche a chi ti d&amp;#224; la morte, che &amp;#232; servire e non farsi servire, che &amp;#232; vincere la violenza portandola su si s&amp;#233;. &lt;br /&gt;
Da allora &amp;#8220;Per sapere chi sia Dio devo solo inginocchiarmi ai piedi della croce&amp;#8221; (K Rahner).&lt;br /&gt;
Il centurione ha visto la verit&amp;#224; dell&amp;#8217;uomo: un uomo non pi&amp;#249; solo, ma amato infinitamente, con un Dio vicino che entra nella tragedia umana della sofferenza e della morte. Quando una persona ama, sta vicino alla persona amata. &lt;br /&gt;
Nella sofferenza di perdere una persona che ti ha amato e ha dato se stessa per te e alla quale hai voluto bene, si riesce a capire meglio la verit&amp;#224; dell&amp;#8217;uomo, cio&amp;#232; la preziosit&amp;#224; e fragilit&amp;#224; di ogni piccolo gesto, dono del nostro corpo. La verit&amp;#224; che la vita ha senso solo se donata. Verit&amp;#224; di un Dio presente in ogni gesto di gratuit&amp;#224;, in ogni sacrificio fatto per amore.&lt;br /&gt;
La verit&amp;#224; dell&amp;#8217;uomo &amp;#232; quella che con un Dio cos&amp;#236; vicino possiamo sempre ripartire e trovare luce fino alla fine.&lt;br /&gt;
Vivere la settimana santa significa accettare di essere feriti dall&amp;#8217;amore. Quando una persona &amp;#232; amata e ama &amp;#232; ferita. L&amp;#8217;amore umano &amp;#232; annuncio di un amore totale di Dio che Ges&amp;#249; ci ha mostrato. Questa &amp;#232; la verit&amp;#224; di Ges&amp;#249; che ci rende liberi, liberi di amare come lui ci ha dimostrato. Avviamoci a vivere la settimana santa alla ricerca di questa verit&amp;#224;, accettando di essere feriti dall&amp;#8217;amore.&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;item_footer&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;small&gt;&lt;a href=&quot;http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/index.php?p=171&amp;amp;more=1&amp;amp;c=1&amp;amp;tb=1&amp;amp;pb=1&quot;&gt;Messaggio originale&lt;/a&gt; su &lt;a href=&quot;http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/&quot;&gt;Ufficio del Don - parrocchiatrebaseleghe.org&lt;/a&gt;.&lt;/small&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Permettete di dire che non &#232; stato facile leggere e rivivere la passione di Ges&#249;, anche se in maniera diversa &#232; stato come rivivere il tempo di malattia e morte della mamma. Mettere la mano ancora su una ferita che sanguina. Mi viene in mente il commento di un bambino della scuola dell&#8217;infanzia qui in chiesa durante al presentazione della via crucis: &#8220;ma &#232; una storia triste&#8221;. Potremmo essere d&#8217;accordo, la fine della vicenda umana di Ges&#249; &#232; triste, la morte di una persona cara &#232; triste. <br />
C&#8217;&#232; un altro commento quello del centurione che guardando a come Ges&#249; &#232; morto in croce dice &#8220;Davvero quest&#8217;uomo era Figlio di Dio&#8221;. Che cosa ha visto in quella morte? La verit&#224;: in Ges&#249; si manifesta la verit&#224; del volto di Dio. Il centurione ha visto la verit&#224; del potere di Dio. E&#8217; il volto di un amore disarmato che &#232; quello di dare la vita anche a chi ti d&#224; la morte, che &#232; servire e non farsi servire, che &#232; vincere la violenza portandola su si s&#233;. <br />
Da allora &#8220;Per sapere chi sia Dio devo solo inginocchiarmi ai piedi della croce&#8221; (K Rahner).<br />
Il centurione ha visto la verit&#224; dell&#8217;uomo: un uomo non pi&#249; solo, ma amato infinitamente, con un Dio vicino che entra nella tragedia umana della sofferenza e della morte. Quando una persona ama, sta vicino alla persona amata. <br />
Nella sofferenza di perdere una persona che ti ha amato e ha dato se stessa per te e alla quale hai voluto bene, si riesce a capire meglio la verit&#224; dell&#8217;uomo, cio&#232; la preziosit&#224; e fragilit&#224; di ogni piccolo gesto, dono del nostro corpo. La verit&#224; che la vita ha senso solo se donata. Verit&#224; di un Dio presente in ogni gesto di gratuit&#224;, in ogni sacrificio fatto per amore.<br />
La verit&#224; dell&#8217;uomo &#232; quella che con un Dio cos&#236; vicino possiamo sempre ripartire e trovare luce fino alla fine.<br />
Vivere la settimana santa significa accettare di essere feriti dall&#8217;amore. Quando una persona &#232; amata e ama &#232; ferita. L&#8217;amore umano &#232; annuncio di un amore totale di Dio che Ges&#249; ci ha mostrato. Questa &#232; la verit&#224; di Ges&#249; che ci rende liberi, liberi di amare come lui ci ha dimostrato. Avviamoci a vivere la settimana santa alla ricerca di questa verit&#224;, accettando di essere feriti dall&#8217;amore.</p><div class="item_footer"><p><small><a href="http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/index.php?p=171&amp;more=1&amp;c=1&amp;tb=1&amp;pb=1">Messaggio originale</a> su <a href="http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/">Ufficio del Don - parrocchiatrebaseleghe.org</a>.</small></p></div>]]></content:encoded>
								<comments>http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/index.php?p=171&amp;more=1&amp;c=1&amp;tb=1&amp;pb=1#comments</comments>
		</item>
				<item>
			<title>VOGLIAMO VEDERE GESU&#8217;</title>
			<link>http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/index.php?p=170&amp;more=1&amp;c=1&amp;tb=1&amp;pb=1</link>
			<pubDate>Sun, 25 Mar 2012 12:45:04 +0000</pubDate>			<dc:creator>don federico</dc:creator>
			<category domain="main">Riflessioni</category>			<guid isPermaLink="false">170@http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/</guid>
						<description>&lt;p&gt;&amp;#8220;Vogliamo vedere Ges&amp;#249;&amp;#8221;. Una domanda che ho visto nei volti di alcuni miei coetanei, una domanda di ricerca di verit&amp;#224;, di capire, di trovare senso al proprio cammino, alle proprie sofferenze. Di fronte a questa richiesta Ges&amp;#249; afferma una grande verit&amp;#224; da un esempio della terra: &amp;#8220;Se il chicco di grano, caduto in terra non muore, rimane solo, se invece muore produce molto frutto&amp;#8221;. Una verit&amp;#224; palese, una logica chiara. La vediamo nei contadini che in queste settimane stanno preparando la terra per la semina. Quel seme messo sotto terra morir&amp;#224; a se stesso e porter&amp;#224; frutto, raccolto, vita.&lt;br /&gt;
Il chicco di grano ha dentro di s&amp;#233; delle energie che hanno bisogno di trovare l&amp;#8217;ambiente ideale per liberarsi e sprigionarsi. Se rimane solo, tutto questo non ha effetto. L&amp;#8217;evangelista qui fa comprendere che in ogni persona ci sono delle capacit&amp;#224; e delle potenzialit&amp;#224; che gli sono sconosciute e che si liberano soltanto attraverso di s&amp;#233;. &lt;br /&gt;
Possiamo dire, usando le parole di Geremia, che il Signore ha scritto nel nostro cuore la legge del chicco di grano.&lt;br /&gt;
Impariamo a riconoscere Ges&amp;#249; dentro questa legge. Una legge particolare, quella del perdere per avere, perdere per moltiplicare la vita. Non &amp;#232; una legge facile neanche per Ges&amp;#249;, &amp;#8220;L&amp;#8217;anima mia &amp;#232; turbata; che cosa dir&amp;#242;? Padre, salvami da quest&amp;#8217;ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest&amp;#8217;ora! Padre, glorifica il tuo nome&amp;#8221;.  E&amp;#8217; consolante che anche per Ges&amp;#249; l&amp;#8217;ora del donare tutto se stesso, l&amp;#8217;ora della morte sia stata difficile da accogliere, da vivere. E&amp;#8217; difficile riconoscere che in ogni persona c&amp;#8217;&amp;#232; un&amp;#8217;energia vitale che attende di manifestarsi in forma nuova e la morte &amp;#232; il momento che permette tutto questo. Per noi &amp;#232; spontaneo vedere nella morte altrui e nostra ci&amp;#242; che perdiamo, ci&amp;#242; cui dobbiamo rinunciare, invece Ges&amp;#249; con la sua morte in croce ci apre uno spiraglio che ogni volta che doniamo portiamo frutto. L&amp;#8217;accento non &amp;#232; sulla morte, ma sulla vita. Ges&amp;#249;, come ci ricorda la lettera agli ebrei, &amp;#8220;offr&amp;#236; preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito&amp;#8221;.&lt;br /&gt;
Un modo strano per essere esaudito, un modo che passa per la morte per il dono totale di s&amp;#233;, perdere per ritrovarsi, solo un abbandono totale a Dio permette ci&amp;#242;. Amare se stessi, cio&amp;#232; preferire se stessi, diventa fonte di morte, donare, consumarsi per gli altri &amp;#232; fonte di vita. La persona si realizza nella misura in cui ha la capacit&amp;#224; di donarsi agli altri. Dare non &amp;#232; perdere, ma &amp;#232; guadagnare. La vita si possiede nella misura in cui si d&amp;#224;.&lt;br /&gt;
&amp;#8220;Ges&amp;#249; getta una luce molto positiva sul fatto della morte. In ogni persona c&amp;#8217;&amp;#232; un&amp;#8217;energia vitale che attende di manifestarsi in una forma nuova e la morte &amp;#232; il momento che permette tutto questo. Quindi la morte non imprigiona l&amp;#8217;uomo, ma lo libera. La morte non diminuisce l&amp;#8217;individuo, ma lo potenzia. La morte non confina l&amp;#8217;esistenza della persona, ma la dilata. In ogni persona ci sono delle potenzialit&amp;#224; che soltanto nel momento della morte si possono liberare e fiorire. Quindi Ges&amp;#249; toglie dal fatto della morte qualunque elemento negativo, di distruzione, per parlarne invece come di fioritura di vita, per la vita delle persone&amp;#8221; (A. Magi). Pensiamo non solo alla morte fisica ma anche a ogni gesto di rinuncia per l&amp;#8217;altro. Noi viviamo perch&amp;#233; qualcuno ha saputo morire prima per noi.&lt;br /&gt;
Questo ci dice che la morte, la rinuncia, il sacrificio per amore &amp;#232; parte integrante della vita, &amp;#232; la legge che muove l&amp;#8217;universo (o dovrebbe). Quando sar&amp;#242; innalzato, attirer&amp;#242; tutti a me. Cosa c&amp;#8217;&amp;#232; di attraente in un crocefisso? Ci&amp;#242; che attrae &amp;#232; la verit&amp;#224; e la concretezza del suo dono, attrae una persona che dona e non una persona che pretende. In croce vediamo un Dio che offre e non pretende.&lt;br /&gt;
Impariamo a riconoscere nei molteplici gesti di dono, di sacrificio ricevuti e donati la presenza di  Dio che si manifesta. Chiediamo la forza di fidarci di gettare quel seme, quel perdere per ritrovare centuplicato, aggrapparci alla croce per morire quotidianamente e quotidianamente risorgere, far fiorire vita nuova.&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;item_footer&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;small&gt;&lt;a href=&quot;http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/index.php?p=170&amp;amp;more=1&amp;amp;c=1&amp;amp;tb=1&amp;amp;pb=1&quot;&gt;Messaggio originale&lt;/a&gt; su &lt;a href=&quot;http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/&quot;&gt;Ufficio del Don - parrocchiatrebaseleghe.org&lt;/a&gt;.&lt;/small&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Vogliamo vedere Ges&#249;&#8221;. Una domanda che ho visto nei volti di alcuni miei coetanei, una domanda di ricerca di verit&#224;, di capire, di trovare senso al proprio cammino, alle proprie sofferenze. Di fronte a questa richiesta Ges&#249; afferma una grande verit&#224; da un esempio della terra: &#8220;Se il chicco di grano, caduto in terra non muore, rimane solo, se invece muore produce molto frutto&#8221;. Una verit&#224; palese, una logica chiara. La vediamo nei contadini che in queste settimane stanno preparando la terra per la semina. Quel seme messo sotto terra morir&#224; a se stesso e porter&#224; frutto, raccolto, vita.<br />
Il chicco di grano ha dentro di s&#233; delle energie che hanno bisogno di trovare l&#8217;ambiente ideale per liberarsi e sprigionarsi. Se rimane solo, tutto questo non ha effetto. L&#8217;evangelista qui fa comprendere che in ogni persona ci sono delle capacit&#224; e delle potenzialit&#224; che gli sono sconosciute e che si liberano soltanto attraverso di s&#233;. <br />
Possiamo dire, usando le parole di Geremia, che il Signore ha scritto nel nostro cuore la legge del chicco di grano.<br />
Impariamo a riconoscere Ges&#249; dentro questa legge. Una legge particolare, quella del perdere per avere, perdere per moltiplicare la vita. Non &#232; una legge facile neanche per Ges&#249;, &#8220;L&#8217;anima mia &#232; turbata; che cosa dir&#242;? Padre, salvami da quest&#8217;ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest&#8217;ora! Padre, glorifica il tuo nome&#8221;.  E&#8217; consolante che anche per Ges&#249; l&#8217;ora del donare tutto se stesso, l&#8217;ora della morte sia stata difficile da accogliere, da vivere. E&#8217; difficile riconoscere che in ogni persona c&#8217;&#232; un&#8217;energia vitale che attende di manifestarsi in forma nuova e la morte &#232; il momento che permette tutto questo. Per noi &#232; spontaneo vedere nella morte altrui e nostra ci&#242; che perdiamo, ci&#242; cui dobbiamo rinunciare, invece Ges&#249; con la sua morte in croce ci apre uno spiraglio che ogni volta che doniamo portiamo frutto. L&#8217;accento non &#232; sulla morte, ma sulla vita. Ges&#249;, come ci ricorda la lettera agli ebrei, &#8220;offr&#236; preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito&#8221;.<br />
Un modo strano per essere esaudito, un modo che passa per la morte per il dono totale di s&#233;, perdere per ritrovarsi, solo un abbandono totale a Dio permette ci&#242;. Amare se stessi, cio&#232; preferire se stessi, diventa fonte di morte, donare, consumarsi per gli altri &#232; fonte di vita. La persona si realizza nella misura in cui ha la capacit&#224; di donarsi agli altri. Dare non &#232; perdere, ma &#232; guadagnare. La vita si possiede nella misura in cui si d&#224;.<br />
&#8220;Ges&#249; getta una luce molto positiva sul fatto della morte. In ogni persona c&#8217;&#232; un&#8217;energia vitale che attende di manifestarsi in una forma nuova e la morte &#232; il momento che permette tutto questo. Quindi la morte non imprigiona l&#8217;uomo, ma lo libera. La morte non diminuisce l&#8217;individuo, ma lo potenzia. La morte non confina l&#8217;esistenza della persona, ma la dilata. In ogni persona ci sono delle potenzialit&#224; che soltanto nel momento della morte si possono liberare e fiorire. Quindi Ges&#249; toglie dal fatto della morte qualunque elemento negativo, di distruzione, per parlarne invece come di fioritura di vita, per la vita delle persone&#8221; (A. Magi). Pensiamo non solo alla morte fisica ma anche a ogni gesto di rinuncia per l&#8217;altro. Noi viviamo perch&#233; qualcuno ha saputo morire prima per noi.<br />
Questo ci dice che la morte, la rinuncia, il sacrificio per amore &#232; parte integrante della vita, &#232; la legge che muove l&#8217;universo (o dovrebbe). Quando sar&#242; innalzato, attirer&#242; tutti a me. Cosa c&#8217;&#232; di attraente in un crocefisso? Ci&#242; che attrae &#232; la verit&#224; e la concretezza del suo dono, attrae una persona che dona e non una persona che pretende. In croce vediamo un Dio che offre e non pretende.<br />
Impariamo a riconoscere nei molteplici gesti di dono, di sacrificio ricevuti e donati la presenza di  Dio che si manifesta. Chiediamo la forza di fidarci di gettare quel seme, quel perdere per ritrovare centuplicato, aggrapparci alla croce per morire quotidianamente e quotidianamente risorgere, far fiorire vita nuova.</p><div class="item_footer"><p><small><a href="http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/index.php?p=170&amp;more=1&amp;c=1&amp;tb=1&amp;pb=1">Messaggio originale</a> su <a href="http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/">Ufficio del Don - parrocchiatrebaseleghe.org</a>.</small></p></div>]]></content:encoded>
								<comments>http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/index.php?p=170&amp;more=1&amp;c=1&amp;tb=1&amp;pb=1#comments</comments>
		</item>
				<item>
			<title>CORRERE DI MENO PER GUSTARE DI PIU&#8217;</title>
			<link>http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/index.php?p=169&amp;more=1&amp;c=1&amp;tb=1&amp;pb=1</link>
			<pubDate>Sun, 18 Mar 2012 16:40:23 +0000</pubDate>			<dc:creator>don federico</dc:creator>
			<category domain="main">Riflessioni</category>			<guid isPermaLink="false">169@http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/</guid>
						<description>&lt;p&gt;Uno dei rumori fin dalle prime luci del giorno e nelle ore di punta &amp;#232; il traffico che passa per il centro. Padri e madri di famiglia che partono e corrono per andare a lavorare, per portare i figli a scuola, per fare la spesa&amp;#8230; Si riprende la vita, le cose da fare si corre ma mi chiedo verso dove?    Correre perch&amp;#233; bisogna fare, bisogna guadagnarsi da vivere, la giornata. Con quale consapevolezza inizieranno la giornata queste persone? Anche Nicodemo &amp;#232; per strada, anche se di notte, e va da Ges&amp;#249; per capire, conoscerlo. Lui &amp;#232; capo dei Giudei, la sua concezione di vita &amp;#232; che si ottiene la salvezza rispettando la legge di Mos&amp;#232;, quindi facendo. Ho l&amp;#8217;impressione che questo nostro correre, fare per meritare, portare a casa, i molteplici impegni alla fine rischiano di lasciarci un vuoto interiore, rischiano di disgregarci. Un correre, un fare che svuota, sfibra, manca sempre qualcosa anche nei confronti di Dio.&lt;br /&gt;
Ges&amp;#249; aiuta Nicodemo e anche noi oggi a partire da un&amp;#8217;altra prospettiva, non quella del dover fare, dover essere nei confronti degli altri, di Dio, ma riconoscere e gustare quello che Dio per primo fa verso di noi, il suo amore che si manifesta in Ges&amp;#249; e nelle persone che credono in lui e vivono come lui ci ha amati. &amp;#8220;Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo figlio unigenito perch&amp;#233; chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.&amp;#8221; Ges&amp;#249; ci aiuta a vedere la nostra vita, il nostro correre non da ci&amp;#242; che dobbiamo fare ma da ci&amp;#242; che abbiamo ricevuto. Sono cristiano non perch&amp;#233; devo rispettare i comandamenti, mi comporto bene, fare del bene agli altri,  ma prima di tutto perch&amp;#233; ho imparato a riconoscere e credere che Dio ha dimostrato il suo amore per me attraverso Ges&amp;#249;. S. Paolo lo dice: &amp;#8220;Per grazia siete salvati mediante la fede&amp;#8221;. Sono salvo perch&amp;#233; credo che Dio prima di tutto non mi chiede di cambiare, di migliorare, di meritarmi il suo amore, ma mi accoglie e ama cos&amp;#236; come sono. In Ges&amp;#249; io vedo l&amp;#8217;amore di Dio per me. E&amp;#8217; un amore realista, Ges&amp;#249; sa gioire, condividere, patisce soffre per le persone, per chi l&amp;#8217;ha tradito, rinnegato, accetta di essere ferito ma non si tira indietro. E&amp;#8217; un amore concreto: &amp;#8220;prendete questo &amp;#232; il mio corpo&amp;#8221;, verr&amp;#224; innalzato sulla croce.&lt;br /&gt;
&amp;#8220;Dio non ha mandato il suo figlio per giudicare il mondo&amp;#8230;&amp;#8221; In Ges&amp;#249; vediamo non un Dio che chiede, pretende, ma che offre; non giudica, non condanna ma soltanto &amp;#232; offerta di vita.&lt;br /&gt;
Qui entriamo in scena noi: credere a avere la vita eterna, oppure non credere ed essere condannati. Di fronte a questa fedelt&amp;#224; di Dio, pensiamo anche alla prima lettura, Dio si serve di un re pagano per portare la sua salvezza, per manifestare il suo amore, noi possiamo dire di no. E&amp;#8217; l&amp;#8217;uomo che si giudica (condanna) quando rifiuta, quando non crede a questo amore di Dio che Ges&amp;#249; ci ha dimostrato, quando non si lascia amare, &amp;#8220;Non &amp;#232; possibile Dio che tu i ami anche se sbaglio ancora, anche se ho compiuto questa scelta meschina. Noi cristiani abbiamo una responsabilit&amp;#224; portare questo raggio di luce e calore dell&amp;#8217;amore di Dio affinch&amp;#233; riscaldi e illumini tanti cuori induriti, rassegnati, rinchiusi nelle tenebre. Quando si sbaglia &amp;#232; pi&amp;#249; facile credere e chiudersi nelle tenebre, nello scoraggiamento, &amp;#8220;Gli uomini hanno amato le tenebre&amp;#8230;&amp;#8221;&lt;br /&gt;
Credere &amp;#232; diventare portatori di luce e calore e sperimentare la vita eterna. Cio&amp;#232; aspirare ad una pienezza di vita, ad una qualit&amp;#224; di vita che &amp;#232; indistruttibile gi&amp;#224; ora, non serve morire per sperimentarlo.&lt;br /&gt;
Chi crede fa la verit&amp;#224;, cio&amp;#232; manifesta il volto di Dio Padre che ama l&amp;#8217;umanit&amp;#224; con le sue opere. Possiamo chiederci dove abbiamo visto questa verit&amp;#224;, dove abbiamo visto questo suo amore concreto?&lt;br /&gt;
&amp;#8220;La luce &amp;#232; venuta nel mondo&amp;#8230;&amp;#8221; possiamo ritornare agli impegni di ogni giorno per&amp;#242; con un&amp;#8217;altra consapevolezza, aver ricevuto un raggio di luce e calore che ci far&amp;#224; correre di meno e gustare di pi&amp;#249; la vita.&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;item_footer&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;small&gt;&lt;a href=&quot;http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/index.php?p=169&amp;amp;more=1&amp;amp;c=1&amp;amp;tb=1&amp;amp;pb=1&quot;&gt;Messaggio originale&lt;/a&gt; su &lt;a href=&quot;http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/&quot;&gt;Ufficio del Don - parrocchiatrebaseleghe.org&lt;/a&gt;.&lt;/small&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Uno dei rumori fin dalle prime luci del giorno e nelle ore di punta &#232; il traffico che passa per il centro. Padri e madri di famiglia che partono e corrono per andare a lavorare, per portare i figli a scuola, per fare la spesa&#8230; Si riprende la vita, le cose da fare si corre ma mi chiedo verso dove?    Correre perch&#233; bisogna fare, bisogna guadagnarsi da vivere, la giornata. Con quale consapevolezza inizieranno la giornata queste persone? Anche Nicodemo &#232; per strada, anche se di notte, e va da Ges&#249; per capire, conoscerlo. Lui &#232; capo dei Giudei, la sua concezione di vita &#232; che si ottiene la salvezza rispettando la legge di Mos&#232;, quindi facendo. Ho l&#8217;impressione che questo nostro correre, fare per meritare, portare a casa, i molteplici impegni alla fine rischiano di lasciarci un vuoto interiore, rischiano di disgregarci. Un correre, un fare che svuota, sfibra, manca sempre qualcosa anche nei confronti di Dio.<br />
Ges&#249; aiuta Nicodemo e anche noi oggi a partire da un&#8217;altra prospettiva, non quella del dover fare, dover essere nei confronti degli altri, di Dio, ma riconoscere e gustare quello che Dio per primo fa verso di noi, il suo amore che si manifesta in Ges&#249; e nelle persone che credono in lui e vivono come lui ci ha amati. &#8220;Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo figlio unigenito perch&#233; chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.&#8221; Ges&#249; ci aiuta a vedere la nostra vita, il nostro correre non da ci&#242; che dobbiamo fare ma da ci&#242; che abbiamo ricevuto. Sono cristiano non perch&#233; devo rispettare i comandamenti, mi comporto bene, fare del bene agli altri,  ma prima di tutto perch&#233; ho imparato a riconoscere e credere che Dio ha dimostrato il suo amore per me attraverso Ges&#249;. S. Paolo lo dice: &#8220;Per grazia siete salvati mediante la fede&#8221;. Sono salvo perch&#233; credo che Dio prima di tutto non mi chiede di cambiare, di migliorare, di meritarmi il suo amore, ma mi accoglie e ama cos&#236; come sono. In Ges&#249; io vedo l&#8217;amore di Dio per me. E&#8217; un amore realista, Ges&#249; sa gioire, condividere, patisce soffre per le persone, per chi l&#8217;ha tradito, rinnegato, accetta di essere ferito ma non si tira indietro. E&#8217; un amore concreto: &#8220;prendete questo &#232; il mio corpo&#8221;, verr&#224; innalzato sulla croce.<br />
&#8220;Dio non ha mandato il suo figlio per giudicare il mondo&#8230;&#8221; In Ges&#249; vediamo non un Dio che chiede, pretende, ma che offre; non giudica, non condanna ma soltanto &#232; offerta di vita.<br />
Qui entriamo in scena noi: credere a avere la vita eterna, oppure non credere ed essere condannati. Di fronte a questa fedelt&#224; di Dio, pensiamo anche alla prima lettura, Dio si serve di un re pagano per portare la sua salvezza, per manifestare il suo amore, noi possiamo dire di no. E&#8217; l&#8217;uomo che si giudica (condanna) quando rifiuta, quando non crede a questo amore di Dio che Ges&#249; ci ha dimostrato, quando non si lascia amare, &#8220;Non &#232; possibile Dio che tu i ami anche se sbaglio ancora, anche se ho compiuto questa scelta meschina. Noi cristiani abbiamo una responsabilit&#224; portare questo raggio di luce e calore dell&#8217;amore di Dio affinch&#233; riscaldi e illumini tanti cuori induriti, rassegnati, rinchiusi nelle tenebre. Quando si sbaglia &#232; pi&#249; facile credere e chiudersi nelle tenebre, nello scoraggiamento, &#8220;Gli uomini hanno amato le tenebre&#8230;&#8221;<br />
Credere &#232; diventare portatori di luce e calore e sperimentare la vita eterna. Cio&#232; aspirare ad una pienezza di vita, ad una qualit&#224; di vita che &#232; indistruttibile gi&#224; ora, non serve morire per sperimentarlo.<br />
Chi crede fa la verit&#224;, cio&#232; manifesta il volto di Dio Padre che ama l&#8217;umanit&#224; con le sue opere. Possiamo chiederci dove abbiamo visto questa verit&#224;, dove abbiamo visto questo suo amore concreto?<br />
&#8220;La luce &#232; venuta nel mondo&#8230;&#8221; possiamo ritornare agli impegni di ogni giorno per&#242; con un&#8217;altra consapevolezza, aver ricevuto un raggio di luce e calore che ci far&#224; correre di meno e gustare di pi&#249; la vita.</p><div class="item_footer"><p><small><a href="http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/index.php?p=169&amp;more=1&amp;c=1&amp;tb=1&amp;pb=1">Messaggio originale</a> su <a href="http://blog.parrocchiatrebaseleghe.org/">Ufficio del Don - parrocchiatrebaseleghe.org</a>.</small></p></div>]]></content:encoded>
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